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Il decalogo per il bravo studente Ottobre 22, 2009

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 12:09 pm

Mi è apparso tra le mani mentre cercavo altri documenti in cantina: vecchi appunti dell’università. Lo pubblico, magari serve a qualcuno.

Il decalogo del bravo studente.

 

Per studiare bene occorre fissarsi in mente queste 10 regole che rappresentano il DECALOGO DEL BRAVO STUDENTE. Se seguirete queste indicazioni creerete le condizioni per apprendere e ricordare, dando il meglio di voi stessi, raggiungendo il vostro obiettivo.

 

 

1)       Rilassatevi. Non è detto che occorre mettersi a studiare con il tormento. Anzi è proprio il contrario: l’ansia crea stress, che a sua volta impedisce l’apprendimento e il ricordo. Occorre dunque sforzarsi di trattenere l’ansia o di trasformarla in prestazione, poiché essa permette un miglior apprendimento e una migliore memoria. Un metodo è quello di alternare alle pause di studio pause per rinforzare la concentrazione evitando lo stress (utile il ricorso a training autogeno o altre attività che appassionano). Le pause dovrebbero essere brevi, ma costanti (tipo 10 min. ogni ¾ d’ora).

2)       Leggete con attenzione. La motivazione alla lettura, l’interesse verso ciò che si studia migliora la capacità di trattenere le nozioni nel tempo. E’ utile pertanto dirsi che ci sono dei motivi validi per i quali vale la pena sobbarcarsi la fatica dello studio. Metterseli davanti, anche utilizzando strategie, tipo un oggetto che ci raffigura il motivo per cui affrontiamo lo studio. Sul testo che leggiamo è utile fermarsi e porsi ogni tanto delle domande, cercando di formulare associazioni con vecchie e nuove informazioni.

3)       Prendete appunti. Se li avete già presi nel corso della lezione a scuola tanto meglio. Iniziate da quelli, altrimenti prendeteli direttamente sul testo che state leggendo. Prendere appunti serve perché così si inizia a fissare i concetti, a capirli e a comprenderli. Un modo può essere quello di evidenziare le parole chiave, che sintetizzano e riassumono un concetto. Occorre scriverli su un foglio oppure direttamente sottolineare o riassumere un concetto ai bordi del libro.

4)       Sapete staccare la spina? Studiare per molte ore senza sosta costa una gran fatica e riduce le prestazioni. Esiste il fenomeno della saturazione dell’apprendimento, dopo un certo numero di ore non è possibile apprendere ulteriormente. Dunque come già detto alla regola 1 non vi sentite in colpa a staccare la spina ogni ¾ d’ora, con un po’ di pausa. Se fate qualche attività interessante la concentrazione è solo spostata, cosicché potete ripartire senza cali eccessivi di energia psichica. C’è da considerare anche il fatto che se non staccate mai, aumentate l’interferenza tra le informazioni generando confusione anche dove ci si sente maggiormente preparati.

5)       Il luogo fisico dove studiate è fondamentale. Studiare in un ambiente illuminato e tranquillo, senza interferenze facilita la concentrazione. Un eccessivo sforzo visivo in un ambiente oscuro o uno sforzo uditivo in un ambiente rumoroso, disturbano la concentrazione e favoriscono le amnesie.

6)        Scegliete bene le ore in cui studiare. Studiare di notte o di sera tardi è pressoché inutile. Richiedere uno sforzo eccessivo alla vostra concentrazione non vi fa guadagnare tempo o aumentare la qualità dell’apprendimento. Recuperare il tempo a volte significa accumulare dei ritardi, pensateci.

7)       Ripassate al mattino. Questo sì che si può fare se non siete dormiglioni e vi svegliate presto. A mente fresca, è più produttivo rinfrescare la memoria. Attenzione, non si tratta di studiare, come avrete capito, ma di ripassare. Cercare di ricordare quello che avete appreso, compreso e ripetuto la sera precedente. Secondo la cronobiologia, la disciplina che studia i ritmi del corpo e della mente, la memoria a breve termine, raggiunge il suo apice nella prima mattinata, determinando un effetto positivo sul ricordo degli argomenti ripassati. Serve per eventuali interrogazioni programmate.

8)       Dovete studiare il pomeriggio. Quella è l’ora migliore. Il primo pomeriggio è concordemente valutato da tutti gli studi in materia di studi, come il miglior momento per l’apprendimento e l’acquisizione di nuove informazioni. Anche se più faticoso, perché siete già dopo la metà della giornata, l’apprendimento e soprattutto la memorizzazione (la seconda parte dello studio, la prima è capire, la seconda appunto ricordare) è facilitata dalla prossima elaborazione notturna. Anche se non ci pensate mai, la mente elabora le informazioni anche nel corso del sonno.

9)       Dormire bene. Si studia meglio se si dorme bene per circa 8 ore. L’ora migliore per addormentarsi è la mezzanotte, anche se bisogna distinguere soggetti allodole (che rendono la mattina) e soggetti gufi (tipici “animali notturni” che rendono meglio la sera).

10)    Ripetete ad alta voce. Riassumete e ripetete il più possibile quello che avete compreso. La memoria verbale è la più comune tra le persone. Però alcuni hanno la memoria scritta, devono cioè fissare le informazioni apprese mediante la scrittura. E’ importante che voi capiate a quale categoria appartenete e vi sforziate di utilizzare la memoria conseguente. L’importante (lo ripetiamo per l’ennesima ed ultima volta) è che la memorizzazione avvenga dopo la fase della comprensione, per evitare il classico meccanismo dell’apprendimento a memoria, che non serve a nulla, vi fa dimenticare immediatamente quello che avete con fatica cercato di apprendere.

I compiti non sono per domani, ricordate, sono sempre per oggi!

Buono studio

 

Resistere e reagire all’indifendibile Ottobre 16, 2009

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 2:27 pm

E’ un momento difficile per le sorti della nostra democrazia. In questi giorni sto riflettendo molto sulla situazione italiana, grazie ad interessanti articoli che compaiono su alcuni quotidiani. Dispiace dire che oggi ci troviamo schierati, a resistere e a reagire contro un potere che non tollera opposizione, che vuole essere al di sopra della legge e tenta il colpo finale. Non so quanto gli italiani si stiano rendendo conto di ciò che sta realmente avvenendo. Il clima di odio tra opposte fazioni sta crescendo sempre più, ma ritengo anche questa sia una strategia che tende ad alimentare il conflitto per legittimarsi e legittimare azioni e comportamenti non altrimenti difendibili.

Chi ha voglia di entrare maggiormente nel dettaglio dei problemi del nostro paese, legga questo articolo scritto da Bruno Tinti, apparso sul Il Fatto Quotidiano del 9 ottobre. Esso costituisce il primo di tre articoli (assieme a quello di Ilvo Diamanti comparso sul quotidiano La Repubblica l’11 ottobre e quello di Barbara Spinelli uscito sul Fatto Quotidiano di oggi, che pubblicherò i prossimi giorni) che impostano in maniera efficace le questioni attuali sullo scontro in atto tra istituzioni del paese.

Un’ultima cosa: mi onoro, lo affermo pubblicamente e vorrei urlarlo all’universo mondo,  di appartenere (sembra, perchè le cifre sono ballerine!) a quel 32,3% di italiani che non hanno nessuna fiducia di Silvio Berlusconi e attendono che si dimetta perchè non è degno di ricoprire il ruolo che attualmente ricopre.

Come siamo arrivati fin qui. Di Bruno Tinti

Mi chiedo: com’è possibile che di certe cose si discuta? Com’è stato possibile che, per secoli, milioni di persone siano state convinte che gli ebrei non potessero godere dei diritti più elementari; e che, periodicamente fosse ritenuto giusto che essi perdessero il diritto alla vita? Com’è stato possibile che, per secoli, milioni di persone siano state convinte che era giusto per conti, baroni e principi, avere il diritto di violentare le donne loro suddite quando queste si sposavano (si chiamava “jus primae noctis”)? Com’è stato possibile che, per secoli, milioni di persone siano state convinte che i “negri” fossero una razza inferiore? Com’è stato possibile che, per secoli, milioni di persone siano state convinte che le donne non erano neppure esseri umani dacchè non avevano l’anima; e che in molti Paesi, fosse ritenuto giusto fino a pochi anni fa che esse non potessero votare? Oggi queste cose, e altre ancora, ci sembrano assurde e improponibile ogni discussione sul punto. Eppure filosofi, scienziati, giuristi, per non parlare dei tanti uomini comuni che hanno ucciso, soggiogato, violentato nel nome di queste convinzioni, hanno sostenuto queste assurdità, impegnando la loro forza, la loro intelligenza e, quando era il caso, la loro cultura e la loro scienza. Ed erano le stesse persone che educavano i loro figli nel rispetto dei principi religiosi; erano le stesse persone che facevano elemosine, assistevano i malati, svolgevano anche ad alto livello professioni impegnative. Eppure… Oggi, nel nostro Paese, siamo arrivati a discutere seriamente della non applicabilità delle legge penale al presidente del Consiglio, cioè ad un cittadino cui è affidato un pubblico servizio, probabilmente il più importante che ci sia in un paese democratico. Siamo arrivati a teorizzare che è giusto che questo cittadino possa corrompere giudici, falsificare bilanci, commettere frodi fiscali, e che però non possa essere processato. Siamo arrivati a teorizzare che, anche se questo cittadino venisse sorpreso subito dopo aver ucciso la moglie, ancora con il coltello sanguinante in mano; oppure se 50 persone lo vedessero mentre prende a calci un cane, lasciandolo agonizzante sull’asfalto; ebbene sarebbe giusto non processarlo. Perchè, si dice, egli è stato eletto dal popolo: e la volontà popolare deve essere rispettata prima di tutto, perfino prima della possibilità di irrogare le giuste sanzioni per crimini eventualmente commessi; perfino prima del principio di uguaglianza tra i cittadini che è il cardine degli ordinamenti democratici nei Paesi moderni. Ma potrebbe la volontà popolare portare un assassino al potere? E, se così avvenisse, sarebbe giusto che l’ordinamento giuridico non apprestasse rimedi per una simile assurdità? E mi accorgo che anche io sto cadendo nella trappola, che discuto e mi sforzo di portare argomenti per confutare l’indifendibile, per dimostrare un’assurdità che è evidente di per sè; un’assurdità che, tra qualche anno (ma quanti, accidenti, quanti?) tutti considereranno con stupore ed indignazione, così come oggi si pensa con stupore e indignazione alla ormai lontana sofferenza legalizzata di ebrei, “negri” e donne. Perchè la domanda non è, non deve essere: “Questo Lodo Alfano è giusto o no?” La domanda deve essere: “Ma come siamo arrivati a tanto? Dove abbiamo sbagliato?”

 

Il senso della narrazione Agosto 18, 2009

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 8:38 pm

Ferragosto ha regalato, in maniera inaspettata, alla mia e ad alcune famiglie di amici, un momento magico.

Da diversi anni, il giorno dell’Assunta si svolgeva tra riti abusati ai quali ci sottoponevamo sempre più demotivati: mare - ristorante – mare.

Quest’anno abbiamo deciso di ritornare a trascorrere l’intera giornata  in campagna, nel “buen retiro” della famiglia Pirani.

La casa colonica della famiglia Pirani, trasformata in abitazione negli anni ‘80, era stata acquistata da mio nonno materno per portare la famiglia al sicuro, fuori dalla città, durante i mesi terribili della II guerra mondiale, quando i tedeschi erano in ritirata.

Ironia della sorte, la villa adiacente la casa colonica di mio nonno, era stata requisita dai tedeschi e vi alloggiavano i militari della Gestapo. 

I nonni e gli zii, nel passato mi avevano raccontato questa storia, affermando che non vi furono mai episodi di violenza contro la famiglia (mio nonno aveva 12 figli piccoli).

Non ci furono contatti diretti con i militari tedeschi, solo gli adulti si intrattennero a volte con un soldato di nome Hans,  messo a sorvegliare il passaggio che conduceva dalla casa colonica alla villa.

Soldato ricordato per la sua umanità, padre di famiglia in guerra, con il pensiero rivolto ai figli e alla moglie lontani.

I racconti delle vicende legate alla casa,  si sono succeduti nel corso del tempo, ma ora sono quasi del tutto dimenticati. Nessuno infatti ne parla o li racconta più.

La sera di ferragosto invece,  le storie di questo luogo, i personaggi che vissero o passarono di lì, hanno ripreso vita attraverso la narrazione di alcuni testimoni di quel passato.

E’ stato un momento magico: dopo cena, trovarsi insieme grandi e piccoli, in cerchio sull’aia davanti casa,  per ascoltare i racconti di chi c’era.

Questa esperienza mi ha fatto riflettere sul significato del racconto e della trasmissione orale tipica del mondo contadino.

La mia è la generazione cresciuta a nutella e televisione, non ho avuto la fortuna delle serate attorno al fuoco,  ad ascoltare i racconti degli anziani, le serate tipiche delle famiglie patriarcali. un mondo immutabile, che invece è profondamente cambiato negli anni ’60 del secolo scorso.

La sera di ferragosto il fuoco,  data la stagione, non c’era; ma le storie raccontate erano quelle di allora, testimonianze dirette ed autentiche, con tanto di morale finale ad uso degli ascoltatori.

Ciò che è rimasto di un mondo contadino che trasmetteva conoscenze attraverso la narrazione, il caldo della narrazione, oggi quasi del tutto scomparsa.

Il momento è stato intenso, i ricordi sono riemersi come per incanto, attraverso le parole dei nonni, lasciando sia ai grandi sia ai piccini, un misto di serenità e di inquietudine. Ognuno si è portato a casa qualcosa da quest’incontro.

Wim Wenders, nel film  ”Il cielo sopra Berlino” crea un’immagine molto bella ambientandola nella biblioteca della metropoli tedesca. Un vecchio si intrattiene con un bambino raccontandogli delle storie.

L’immagine svela una grande verità: il potere della parola nella trasmissione delle informazioni, anche nella civiltà della comunicazione rimane intatto. Niente o nessuno potrà mai sostituire il senso di un racconto che si trasmette tra vecchio e giovane, tra nonno e nipote, tra adulto e bambino. 

Da duemila anni la trasmissione è stata espressamente orale.

Solo la nostra generazione presume di poterne fare a meno.

 

I diamanti di R.M. Agosto 2, 2009

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 9:00 pm

“Chissà che fine ha fatto Eugenio, barba da mascalzone, sotto che stelle si fa la notte, sotto che sole fa colazione. Lui che c’ha gli occhi così tranquilli, chissà che mare avrà incontrato, se le onde avevano i capelli bianchi quando l’ha attraversato. E quanti amici avrà incontrato già, e quante belle signorine al chiar di luna. Chissà che fine ha fatto Eugenio, barba portafortuna, chissà che sogni che si inventa e sogni che si fuma. E lontano lontano, in qualche altro paese, certamente avrà comprato un diamante ed un turchese da portare a chi è rimasto qua. Chissà che fine ha fatto Eugenio, anima da pirata, che si è lasciato dietro le spalle una città sbagliata, e che ha viaggiato con le scarpe e con le orecchie e con il cuore. Chissà che fine ha fatto Eugenio disteso in mezzo al sole. E lontano lontano, in qualche altro paese, certamente avrà comprato un diamante ed un turchese da portare a chi è rimasto qua.” (F. De Gregori, Viva l’Italia, 1979 – Eugenio)

E’ tornato M. R., da Santo Domingo, dove si è trasferito da alcuni anni. E’ venuto per delle cure e per incontrare figli e nipoti. Riparte il 20 di agosto.

I figli di R. sono particolari: ne ha di varia forma e natura.  Non solamente umani, ma anche vegetali. Oggi mi ha accompagnato a vederli. Sono diventati grandi. Quando viveva in Italia, e lavorava come operaio presso una grande azienda locale, era solito raccogliere ghiande o semi di pino e poi andava a piantarli nelle aiuole che delimitano gli ingressi della superstrada che corre tra Falconara e Jesi. Un piccolo gesto, dal cuore grande.

Alcuni anni fa, il presidente della circoscrizione competente, voleva premiarlo per questo servizio reso alla comunità.

Ogni albero piantato è una poesia che la terra scrive in cielo. 

Lui si schernisce ed ammette di non apprezzare la notorietà. Ha risposto al presidente ringraziandolo del pensiero, ma che sarebbe stato felice se qualcuno poteva continuare a far nascere e crescere gli alberi mentre lui era via.

Oggi abbiamo fatto un giro in bicicletta per andarli a trovare. Ogni seme piantato è divenuto un bell’albero,  quercia o pino; R. li guardava estasiato,  ricordando il momento esatto in cui aveva messo in posa ogni suo “figlio”.

Siamo usciti in bicicletta questa mattina presto, intorno alle 7.00. Eravamo in quattro, i nostri compagni di bicicletta avevano 82 e 79 anni. R. ne compie 67 quest’anno ed io ne ho 45: età media 68, 25.

Abbiamo pedalato dapprima sui colli del verdicchio, i mitici castelli di Jesi. R. mentre salivamo, mi ha raccontato questi anni trascorsi fuori dall’ Italia,  pensionato che decide di andarsene, lasciando moglie e figli per trasferirsi nel paradiso naturale della repubblica dominicana. Una scelta di vita, che ha comportato anche distacco, dolore, sofferenza. Ha chiesto alla moglie di seguirlo e lei, rifiutandosi, lo ha lasciato libero di prendere un’altra strada.

R. non ha rimorsi, non ha rimpianti. Si è ricostruito una vita a Santo Domingo.

Mi veniva da pensare, mentre lo ascoltavo, alla canzone di De Gregori. 

R. ci ha lasciato in dote i suoi diamanti più cari, i figli naturali ed i figli del mondo vegetale, che ha bisogno ogni tanto di tornare a visitare.

 

Ultima lezione Luglio 31, 2009

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 5:07 pm

Il documento che pubblico è ripreso dal blog di Beppe Grillo, quindi se lo volete vedere potete cliccare sul suo blog. E’ la testimonianza di vita di un professore universitario americano della Pennsylvania, la sua ultima lezione:: una lezione nel vero senso della parola. Io stesso, dopo aver pianto, l’ho fatto vedere ai miei figli.

DAL BLOG DI GRILLO
“Un anno fa, il 25 luglio 2008, moriva Randy Pausch, professore di informatica alla Carnegie Mellon University. Era padre di tre figli. La sua ultima testimonianza è stata “the Last Lecture”, il discorso che si tiene prima di morire, se si sa di dover morire. Che discorso terremo ai nostri figli quando dovremo lasciarli? Che cosa lasceremo loro in eredità? La voce di Randy in questo pantano che è l’Italia di oggi, sembra una voce del Grande Spirito.

Testo dell’ultima lezione:

Se c’è un elefante nella stanza, è meglio presentarlo
Vivere i sogni dell’infanzia
L’importanza di avere buoni genitori
Divertiti e mostra gratitudine

Se c’è un elefante nella stanza, è meglio presentarlo

“Vi parlerò di una conferenza che ho tenuto a settembre. Nell’Università di Carnegie Mellon, c’è una tradizione accademica chiamata “Last Lecture”: se ipoteticamente sapessi che stai per morire e dovessi tenere un’ultima conferenza, cosa diresti ai tuoi studenti? Per me la cosa non è ipotetica. C’è un elefante nella stanza: avevo sconfitto un cancro al pancreas, ma ora è tornato dopo operazioni, chemioterapia, radiazioni. I medici mi hanno detto che non c’è più niente da fare e che ho solo qualche mese di vita.
Queste sono le mie T.A.C. e mostrano che il cancro pancreatico si è espanso al fegato con una decina di tumori. A me questo non piace. Io ho tre bambini piccoli, sia chiaro: mi fa schifo. Ma non posso fare niente per evitare il fatto che morirò. Sto seguendo i trattamenti medici, ma so benissimo come andrà a finire questo film. E non posso controllare le parti della storia solo movendo le mani.
Se non vi sembro abbastanza triste per la mia situazione, me ne scuso. Ma ho deciso di non essere oggetto di pietà. Infatti anche se sto per morire presto, sono molto forte fisicamente. Probabilmente più forte della maggior parte delle persone che sono in questa sala.

Vivere i sogni dell’infanzia

Quindi oggi non parleremo della morte, parleremo della vita e di come viverla. Nello specifico, di sogni d’infanzia e come fare per realizzarli. Posso dire di aver avuto un’infanzia felicissima. Riguardando gli album fotografici devo dire che non sono riuscito a trovare una foto in cui non stessi ridendo. Ho avuto un’infanzia veramente felice. Io sognavo, sognavo sempre. Era un tempo facile per sognare. Quando tu accendi la TV e vedi degli uomini atterrare sulla Luna, tutto è possibile, e non dovremmo mai perdere questo spirito.
Quali erano i miei sogni da bambino? Giocare nella NFL, la Lega Nazionale di Footbal. Questo è uno di quei sogni che ho realizzato. Ed è importante farlo notare perché anche se non riesci a realizzare un sogno, puoi ottenere molto tentando di realizzarlo. C’è un detto che adoro: “L’esperienza è quella che ottieni, quando non ottieni quello che desideri”.
Giocai in una lega per molto tempo. Avevo un grande allenatore, Jim Gram. Era un allenatore alla vecchia maniera, e mentre ci allenavamo mi rimproverava per tutto il tempo: Così per tutte le due ore. E alla fine di un allenamento, uno dei suoi assistenti mi disse: “Coach Gram è molto duro con te!” io dissi. ““. Mi disse: “Quando fai un lavoro fatto male e nessuno te lo dice, vuol dire che si sono arresi con te; quando qualcuno continua a correggerti per due ore, lo fa perché ci tiene che tu lo faccia meglio“.
Il prossimo sogno è “Walt Disney Imagineering”. Quando avevo otto anni, la mia famiglia mi portò a Disneyland, in California. Fu un’esperienza incredibile: le passeggiate, gli show, le attrazioni. Mi dissi: “Wow, mi piacerebbe costruire cose del genere quando sarò grande!“. Così mi laureai e cercai di fare parte del gruppo di persone che crea la magia. Quello che ottenni fu un’amabile lettera di rifiuto. Guardo questa lettera tutt’ora, dà una tale ispirazione! Queste cose passano, lavorai duro e diventai un giovane ingegnere di ricerca visuale nella mia facoltà. Questo sono io. Sviluppai le abilità che erano valide per Disney, e trovai l’opportunità di lavorare lì e far parte del gruppo di immaginaria dove lavorammo nella “Passeggiata sul tappeto magico di Aladino”. Mi portò via più di quindici anni per farlo e moltissimi tentativi. Imparai che quando un muro si presenta sul nostro cammino è per una ragione; non è lì per impedirci di fare qualcosa, ma perché noi possiamo mostrare quanto vogliamo quella cosa.

L’importanza di avere buoni genitori

Quali sogni volete realizzare? Ve ne suggerisco uno: avere buoni genitori! Io ho dei grandi genitori. Questa è mia madre nel suo settantesimo compleanno. Io sono quello sulla macchina blu e sono appena stato doppiato. Questo è mio padre nel giorno del suo ottantesimo compleanno. Viveva sempre con un sentimento di felicità, sempre. La felicità è un sentimento che dovrebbe mai andarsene.
Mio papà: che uomo incredibile! Ha fatto la Seconda Guerra Mondiale, fece parte della Grande Generazione. Tristemente mio padre è morto un anno fa, e fu quando mia madre frugò nelle sue cose che scoprì che durante la Seconda Guerra Mondiale ricevette una medaglia di bronzo al valore. In cinquant’anni di matrimonio, non la mostrò mai. E’ un grande messaggio di umiltà che ho potuto imparare da mio padre.
Ora mia mamma: le madri sono quelle persone che ti amano anche quando le tiri i capelli. Questo è il tipo di relazione che ho avuto con mia madre. E parlando di umiltà, lei era sempre li a mantenere in ordine. Quando mi stavo laureando a scuola, avevo esami veramente duri. E me ne stavo a casa preoccupandomi di quanto dure fossero le prove per il dottorato. Mia madre mi diceva: “Sappiamo come ti senti. Ricorda solo che alla tua età tuo padre stava combattendo contro i tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale!“. Il giorno in cui mi laureai era molto orgogliosa, e mia mamma mi presentava a tutti dicendo: “Questo è mio figlio! È un dottore, ma non di quelli che aiutano la gente”. Probabilmente una delle cose più importanti che i miei genitori fecero, fu che mi lasciarono dipingere le pareti della mia camera da letto. Un giorno dissi loro che volevo dipingere le cose sulle pareti e loro dissero: “Ok!”. Dipinsi una nave spaziale; vivevamo in un ranch e misi un ascensore per vedere dove mi avrebbe portato; potete vedere che fossi un secchione, misi un’equazione quadratica. Ma la cosa grande fu che me la lasciarono fare. Pensarono che lasciare che io esprimessi la mia creatività fosse più importante di avere una parete pulita. Fui davvero benedetto ad avere genitori che la pensassero così. I miei genitori mi insegnarono a rispettare le persone più delle cose. Quando comprai la mia auto ero molto emozionato, brillava incredibilmente. Questi sono i miei nipoti Christopher e Lara. Ogni mese li portavo via per un week-end per dare respiro a mia sorella e suo marito. E prima di salire sulla mia auto nuova mia sorella continuava a dirgli: “Questa è l’auto nuova dello zio Randy. Mi raccomando, non sporcatela, ecc.“. E loro scoppiarono a ridere, perché nel frattempo io alle sue spalle avevo aperto una lattina e la stavo rovesciando incurante sui sedili posteriori. Lei corse verso di me gridandomi: “Cosa stai facendo?!” Le dissi: “È una ‘cosa’, soltanto una ‘cosa’“. Ne fui molto orgoglioso perché alla fine della settimana mentre stavamo tornando a casa, mio nipote si sentì male e vomitò tutto sui sedili posteriori della mia auto; e non mi importa quanto valore potesse avere una cosa pulita e brillante, perché non è paragonabile a quanto mi sono sentito bene sapendo di non aver fatto sentire in colpa un bambino di otto anni solo perché aveva il raffreddore.

Divertiti e mostra gratitudine

Il prossimo: è meglio che tu decida presto di essere “Tiger” o “Igor”. Tiger è energetico, ottimista, curioso, entusiasta e si diverte; e mai, mai sottovalutare l’importanza di divertirsi! Io sto per morire presto, e ho deciso di divertirmi oggi, domani e ogni altro giorno che mi rimane.
Se vuoi realizzare i tuoi sogni, è meglio che giochi onestamente con gli altri. Un consiglio che è difficile seguire è dire la verità. Seconda cosa: quando sbagli chiedi scusa! Una buona scusa è formata da tre parti: “Mi dispiace“; “Era colpa mia“, “Cosa posso fare per rimediare“? La maggior parte della gente salta le terza parte; è da questo che puoi capire chi è sincero. L’ultima cosa è che tutti abbiamo persone o cose che non ci piacciono. Io non ho mai incontrato persone che sono totalmente cattive. Se aspetti a sufficienza, ti mostrano il loro lato buono. Non puoi affrettare la cosa, ma puoi essere paziente.
Mostra la gratitudine: quando raggiunsi i dieci anni come membro della facoltà, avevo ragazzi nel mio laboratorio di ricerca e li portai una settimana a Disneyworld a mie spese. I miei colleghi mi dissero: “Ti sarà costato un sacco; perché l’hai fatto?“. Risposi: “Questi ragazzi hanno lavorato per me giorno e notti per anni e grazie a loro ho ottenuto il miglior lavoro della mia vita. Quindi, perché non avrei dovuto farlo?” La gratitudine è una cosa molto semplice e potente.
Ultima cosa: non credo che preoccuparsi di tutto risolva veramente i problemi. Questo è Jackie Robinson, il primo giocatore nero della Lega Maggiore, e nel suo contratto c’era scritto che non doveva lamentarsi se la gente gli sputava addosso. Non importa se sei Jackie Robinson, o uno come me che ha ancora pochi mesi da vivere. Puoi scegliere se sfruttare il tempo che ti rimane per energia e sforzo, o spenderlo preoccupandoti, o spenderlo giocando il gioco duro che probabilmente ti aiuterebbe di più.
Vi ho detto che questa era una parte della conferenza dell’Università, ed è importante perché ho tenuto questa conferenza. La conferenza non parla soltanto di come raggiungere i sogni d’infanzia. È molto più che questo, è come vivere la tua vita, perché se tu vivi la tua vita nella maniera corretta, i risultati si prenderanno cura di loro da soli. I sogni verranno da te. ”Se vivi adeguatamente i sogni verranno da te”.
Sarebbe bellissimo se qualche persona traesse beneficio da questa conferenza, ma la realtà è che io non ho tenuto questa conferenza per le quattrocento persone venute all’Università. Ho tenuto questa conferenza soltanto per tre persone, perché quando saranno grandi possano vederla. Grazie.” Randy Pausch