"Il gioco cinese del "Kang Le Qi", che si può tradurre con "le pedine della felicità", si gioca su una scacchiera di legno, ed è simile a quello del biliardo occidentale. Si gioca normalmente in quattro ed ogni giocatore ha a disposizione dieci pedine dello stesso colore, che vengono colpite utilizzando una corta pertica di legno.Vince il gioco chi riesce a "fare centro" per dieci volte, sempre nella stessa buca. Assieme alla musica, alla calligrafia e alla pittura, i cinesi mettono il gioco delle pedine della felicità compreso assime al gioco degli scacchi, a livello delle quattro pratiche cui deve dedicarsi un letterato.Essi ritengono che questi giochi abituino lo spirito a provare piacere delle molteplici rispondenze, combinazioni e sorprese che sorgono a ogni istante, da situazioni continuamente nuove.L'aggressività se ne trova placata, mentre lo spirito comincia a conoscere la serenità, l'armonia, la gioia di contemplare i diversi possibili. C'è in tutto questo, senza alcun dubbio, un elemento distintivo di civiltà." (Roger Caillois, 1990)
Da sempre il gioco, nelle sue variabili forme, esprime lo spirito di un popolo.
Purtroppo l'arte nobile del calcio, gioco e sport nello stesso momento, nel quale per lungo tempo eravamo considerati i più forti, è stata rovinata da interessi onnivori.
Un certo tipo di calcio, come dice bene Beppe Grillo, oggi va solo odiato.
Speriamo che l'altro tipo di calcio, quello pulito, riesca a sopravvivere, poichè è un gioco in grado di farci vivere ancora intense emozioni.
