“Caro amico sconosciuto, ti scrivo di me e della mia città, che più non esiste. Mostar, capoluogo dell’Erzegovina, contava 100.000 abitanti prima della guerra; ora è ridotta a un ammasso di macerie. Un tempo solare e lucente, piena di fiori, questa città di pietra sul fiume Neretva splendeva nella sua bellezza. Ora l’hanno distrutta gli uomini con i quali una volta abbiamo vissuto insieme; hanno distrutto i suoi magnifici monumenti, i suoi numerosi ponti, ma non la sua anima. Anche se ferita, la sua anima palpita nelle acque della Neretva e nell’unico ponte rimasto in piedi per testimoniare le sue sofferenze. Questo fiume una volta verde e cristallino è oggi rosso di sangue e torbido di lacrime. Il sangue degli innocenti macchia tutt’ora le nostre strade e non riescono a lavarle nemmeno le lacrime delle madri, quelle lacrime che possono invece sciogliere il ghiaccio nei cuori di tutti gli uomini normali. E’ mai possibile mi chiedo, che nessuno di loro si sia ricordato almeno per un attimo che anch’essi hanno figli, mogli e madri? Alludo ai cecchini che, sparando con le carabine munite di teleobiettivi, hanno falciato le vite dei bambini che avevano appena cominciato a vivere. La vita di noi bambini è cambiata radicalmente.L’allegro vociare, i giochi, la scuola, lo sport, la musica sono stati sostituiti dalle cantine/rifugi, dalle granate di mortaio e dalla vita da profughi.Scrivo queste righe per poter in qualche modo dividere la mia tristezza con te, amico sconosciuto, e trovare conforto: forse il domani sarà migliore”. (Almir Milavic, Mostar)
Questa lettera è ripresa dal libro “Non si trova cioccolata. Lettere di bambini della ex Jugoslavia ai ragazzi di tutto il mondo”.
Una tra le tante, tutte molto intense e tragicamente autentiche, soprattutto perchè scritte da bambini nel corso della guerra del ‘92.
Non ci sono commenti da fare, solo il silenzio e un semplice pensiero: il sonno della ragione genera mostri.