Penso a Colori

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Il silenzio sulle Torri Ottobre 31, 2006

Archiviato in: Senza Categoria — pensoacolori @ 5:29 am

Da un po’ di tempo, gira in internet, un film di un regista americano che tenta di confutare le verità ufficiali sull’attentato dell’11 settembre.

Il film è interessante perchè mette chiaramente in luce le contraddizioni della versione ufficiale, come il fatto che le torri crollarono per effetto della fusione delle strutture portanti dovuto all’incendio sviluppatosi dopo l’impatto dei due aerei. 

Dalle immagini presentate sembra che le torri siano state fatte brillare, come quei palazzi che vengono abbattuti con l’esplosivo.

Così la versione ufficiale dell’aereo caduto sul Pentagono viene rivisitata, arrivando alla conclusione che il “foro” di ingresso sul pentagono non è compatibile con la struttura (molto più grande di un 747 ) per cui qualcos’altro ha colpito il Pentagono quella mattina, (doveva essere un missile) , e allora che fine ha fatto il terzo aereo?

Domande inquietanti, soprattutto perchè in un paese democratico, una democrazia che ha crato per prima la dichiarazione dei diritti delle persone, le risposte e la verità sui fatti dovrebbero essere rese note a tutti, senza disinformazione, mezze verità o peggio ancora depistaggi e false versioni.

Stupisce che questo modo di fare sia invece ormai una pratica abituale,  soprattutto nella “patria dei diritti civili e della libertà” per eccellenza.

In realtà l’America non è più da tempo il paese della libertà e del diritto, il gendarme mondiale della salvaguardia dei diritti umani e civili.

L’idea di libertà degli Usa è molto discutibile.

Già Viktor Frankl, nel corso di un suo viaggio in America, aveva invitato i cittadini americani a costruire la statua della Responsabilità sulla costa opposta a quella in cui essi avevano già una statua della Libertà.

Libertà e responsabilità devono essere accompagnate, pena la realizzazione di una libertà estremamente pericolosa, quel liberismo sfrenato che in economia, in politica, e anche nelle scelte quotidiane di ogni individuo, tiene conto solo di se stessi e delle proprie opportunità, dimenticandosi che, oltre al “mio”, esiste anche il  “nostro”.

 

Popolo e giustizia sociale Ottobre 29, 2006

Archiviato in: Senza Categoria — pensoacolori @ 8:04 am

“Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa che “Che ” Guevara è morto, forse non tornerà. Ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni, e voi, a decine, che usate parole diverse, le stesse prigioni, da qualche parte giorno, dove non si saprà, dove non lo aspettate il “Che” ritornerà.” (F. Guccini, Stagioni, 2000).

L’idea – in sé rivoluzionaria - che l’ingiustizia sociale possa essere combattuta e possa trionfare la giustizia del popolo, della democrazia e della società civile, non è assolutamente una prerogativa marxista o comunista.

Quando viene detronizzato il potente di turno, il popolo si riappropria dei suoi diritti, tornando ad essere il vero protagonista della storia, l’artefice della democrazia.

Oggi la dittatura del mercato e dell’economia capitalista e neoliberista, schiaccia una parte preponderante della popolazione del pianeta, sfruttando le masse inconsapevoli dell’occidente spinte al consumo dei beni come anestetico del piacere e del pensiero,  soggiogando le masse dei diseredati dell’altro mondo, che sono costretti a lavorare per mantenere il nostro stile di vita.

Mai come ora un gruppo di persone pratica, deliberatamente e sconsideratamente su vasta scala, l’oppressione e la sopraffazione sui deboli.

Occorre reagire, a tutti i livelli, creando sacche di resistenza passiva, non violenta, ma determinata a creare consapevolezza, nei consumi, nello scambio delle merci, nelle scelte quotidiane, tra i popoli schiavizzati e schiacciati dal bisogno e dalla necessità quotidiana.

Il popolo, storicamente, quando si è unito, ha riottenuto, anche senza spargimenti di sangue, ciò che gli era stato tolto.

Il meccanismo sul quale agisce il potere, è la dipendenza e la mancanza di conoscenza.

Quando non sai dipendi; è quando sai che diventi pericoloso.

 

Una diversa concezione del tempo Ottobre 28, 2006

Archiviato in: Senza Categoria — pensoacolori @ 7:32 am

“Un tizio domandò al mio amico Jaime Cohen: “Secondo te, qual’è la cosa più divertente degli esseri umani?”. Cohen rispose:” Il fatto che siano sempre contraddittori: hanno fretta di crescere e poi sospirano per l’infanzia perduta. Sacrificano la salute per ottenere il denaro, e poi spendono i soldi per avere la salute. Pensano in modo talmente impaziente al futuro che trascurano il presente e così non si godono nè il presente nè il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai, e muoiono come se non avessero mai vissuto.” (P. Coelho, Sono come il fiume che scorre, Ed. Bompiani, 2006, p. 194)

Una concezione del tempo che aiuta a vivere il presente è quella presentata dalla logoterapia ed analisi esistenziale.

Nella concezione del tempo “comune”, si pensa che il tempo scorra dal passato al futuro.Il tempo è visto come una variabile che influenza con il destino le nostre vite, ma noi possiamo fare poco o niente per modificare ciò che accade nel suo fluire.Diciamo che il tempo è dettato dal destino.                                                  

             Passato                                 Presente                                          Futuro
                                                                                                                           
           —Destino ——————————I——————————Destino—I— ?

In realtà lo scorrere del tempo dovrebbe essere considerato in maniera differente:esso va dal futuro al passato.

Nel futuro l’uomo ha infinite possibilità di scelta; tra tutte queste possibilità ne sceglie una che dal futuro diviene presente.

Nel momento in cui quella scelta viene realizzata essa entra a far parte del passato. Frankl affermava: “…Ogni attimo realizzo una possibilità e non un’altra. Ciò che realizzo e faccio con il mio decidere, lo salvo nella realtà e lo conservo per sempre…”.

CONCEZIONE DEL TEMPO IN LOGOTERAPIA

                      Passato                                 Presente                                          Futuro
                                                                                                                                        
           <——————————————-I———————————————-I—- 
   

 

Camminare come terapia Ottobre 27, 2006

Archiviato in: Senza Categoria — pensoacolori @ 4:39 am

La naturalezza con la quale ogni giorno lo facciamo, non rende interamente giustizia alla nostra mancanza di stupore (che dovremo provare) per questa attività così naturale e benefica: il camminare.

Qualcuno apprende a camminare prima, ma ci vuole comunque circa un anno per arrivare al “lasciarsi andare”.

Ci siamo dimenticati che, per arrivare a camminare, abbiamo sperimentato e provato, siamo caduti,  inciampando chissà quante volte.

Una camminata al giorno, di appena mezz’ora, cambia il nostro metabolismo, è salutare anche dal punto di vista fisico.

“… ogni passo inoltre è un massaggio tonificante e benefico per tutto il corpo, ma anche una meditazione. Camminare è come recitare un mantra [...] Camminare aiuta a rilassare la mente, a lasciar scivolare i pensieri senza trattenerli, a far entrare nuovi pensieri e nuove idee, ad essere creativi.” (M. Baldini, Manuale del camminare lento, ed. Macro, p.19)

  

 

Stiamo consumando la terra Ottobre 26, 2006

Archiviato in: Senza Categoria — pensoacolori @ 6:25 am

Una ricerca del WWF, uscita in questi giorni, afferma che nel 2050 si esauriranno le risorse del pianeta.

Attualmente l’uomo sta consumando il doppio di quanto il pianeta è in grado di sostenere.

In realtà il rapporto sul consumo tra uomo occidentale e il resto del mondo è di 9  a 1, dunque dovremo dire che una parte del pianeta si sta mangiando la maggioranza delle risorse. 

Nello studio si afferma che, nell’utilizzare le risorse della terra, è stata trascurata una regola fondamentale, e cioè che in natura come in economia, i conti devono pareggiare: ci si può indebitare solo a patto di restituire.

Invece preleviamo più acqua, più minerali, più alberi, più pesce di quanto gli ecosistemi sono in grado di riprodurre.

Entro il 2050 tale “voracità” avrà raggiunto il suo culmine. La “ricchezza” del nostro pianeta basterà soltanto per soddisfare metà dell’umanità.

 Avremo bisogno di due terre per sopravvivere, il che, naturalmente, è impossibile.

Pertanto prepariamoci al peggio. Il conto alla rovescia è iniziato, il 2050 non mi sembra tanto lontano.

Ps. L’istituto Bruno Leoni, un centro di cultura che promuove la conoscenza del pensiero del politologo liberale vissuto nel secolo scorso, ha affermato che la ricerca del WWF è ridicola e genera allarmi ingiustificati, è una profezia che poggia sul nulla. Le  motivazioni addotte riguardano il dato per cui le previsioni dello studio si basano su due ipotesi di partenza del tutto infondate: che le risorse siano “date”, mentre l’uomo è in grado di sfruttarne sempre di nuove, adattandosi alle condizioni dell’ambiente in cui da sempre vive; che l’umanità sia composta da stupidi mentre la storia dimostra il contrario.

A questo punto occorre approfondire la questione perchè non stiamo a parlare della prossima vacanza, ma del nostro destino.

Ma i politici di queste cose, cosa sanno? E soprattutto cosa fanno?