Penso a Colori

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Accettazione, primo passo per il cambiamento Gennaio 10, 2007

Archiviato in: Senza Categoria — pensoacolori @ 6:44 am

“…saremo noi a perpetuare la confusione e l’alienazione che ci impediscono di trovare nuove alternative. Tocca a noi scoprire con diligenza nuove soluzioni e nuovi schemi, strade che portano alla crescita, alla speranza e alla coesistenza pacifica. Qualunque cosa abbiamo imparato può essere cancellata, e appresa di nuovo: la nostra vera speranza è nel cambiamento”. (F. Buscaglia, La coppia amorosa, Mondadori 1984, p.31).

Il cambiamento è la nostra forza, la libertà di assumere un atteggiamento diverso rispetto al problema che abbiamo di fronte. Il primo passo non è la comprensione del problema, ma la sua accettazione nel profondo, nella pancia, nella sfera dei sentimenti.

 

Tutti abbiamo bisogno l’uno dell’altro Gennaio 8, 2007

Archiviato in: Senza Categoria — pensoacolori @ 12:17 pm

Una fanciulla, mentre camminava in un prato, vide una farfalla che si era impigliata in un rovo. La bambina, con destrezza riuscì a liberarla, cosicchè la farfalla potè riprendere il volo. Allora la farfalla in procinto di andare via, tornò indietro e si trasformò in una splendida fata. “Per ringraziarti della tua gentilezza d’animo” iniziò a dire la fata, “esaudirò il tuo più grande desiderio”. La bambina riflettè un istante, prima di rispondere: “Voglio essere felice”. Allora la fata si piegò su di lei, le mormorò qualcosa all’orecchio e scomparve. Nel tempo la bambina divenne donna e nessuno in tutto il paese fu più felice di lei. Era una donna che spandeva gioia intorno a lei. Quando le chiedevano il segreto della sua gioia, la donna rispondeva sempre con la stessa affermazione:”Ho seguito il consiglio di una buona fata”. Gli anno passavano, la bambina che era diventata donna felice ora era una vecchia felice ed i vicini, sapendo del suo segreto, temevano che al momento di morire esso sarebbe morto con lei. “Rivelaci cosa ti disse la fata”, la scongiurarono. La deliziosa vecchina, sorridendo, disse: “Mi ha rivelato che, anche se appaiono sicuri, tutti hanno bisogno di me!”. (Leo Buscaglia, La coppia amorosa, Mondadori 1986, pp.10 e 11).

Niente altro da aggiungere, per oggi. 

 

Incazzati e preoccupati Gennaio 7, 2007

Archiviato in: Senza Categoria — pensoacolori @ 10:58 am

Basta! Dobbiamo ritornare ad essere i depositari del nostro futuro.

Non è possibile continuare così a farci prendere per il c..o da i vari politici di turno, dalle multinazionali che pensano solo ai loro guadagni, dall’indifferenza dei più che non vanno oltre il loro naso, mentre un continente intero, per effetto del surriscaldamento della crosta terrestre, sta collassando.

Colpa dell’effetto serra, dicono, della lentezza con la quale sono messe al bando le indiscriminate emissioni di anidride carbonica. 

E’ stato presentato uno studio che ha evidenziato uno scenario spaventoso: lo studio si chiama Peseta, ed è stato voluto dalla Commisione europea.  Si parla di alluvioni, desertificazioni, erosione delle coste e un’ecatombe di morti per il caldo eccessivo nei paesi del Mediterraneo, a partire dal 2070.

In meno di settanta anni a venire, sarebbe completamente cambiata la mappa dei flussi turistici in Europa, con i paesi del Sud (Italia, Spagna e Grecia) flagellati dalla siccità e dal caldo; mentre il Nord Europa diverrà la nuova riviera.

Leggendo il rapporto ho fatto due conti e ho visto che io non ci sarò più, però i miei figli hanno concrete probabilità di “assistere allo spettacolo”, magari dovranno emigrare al Nord per scampare alla siccità. Ci saranno anche allora le “carrette del deserto” e lo sfruttamento da parte di organizzazioni malavitose dei viaggi della speranza?

A parte le battute, ma cosa stiamo aspettando? E’ ora che le persone di buona volontà, e quanti hanno a cuore – mi viene da ridere al pensiero che potrebbe esserci qualcuno che non ha a cuore la propria sopravvivenza – il futuro di un continente, si organizzino, facciamo pressione sui governi, sulle multinazionali, si scenda in piazza per evitare il disastro.

La natura che tutto dispone, anche della vita degli uomini, ci sta dando segnali che non devono essere presi con superficialità.

Ne va del nostro futuro e del futuro dei nostri figli.

 

Vita, non è mai abbastanza Gennaio 6, 2007

Archiviato in: Senza Categoria — pensoacolori @ 8:58 am

La vita è continua manifestazione di novità, è continua rivelazione di eventi, è manifestazione di immagini impensate che, a partire dall’esperienza, si addensano nella nostra coscienza, spingendoci a dare una risposta alla domanda delle domande: ma che ci facciamo qui, su questa terra, nel nostro corpo? Qual’è il senso di tutto questo che stiamo vivendo e che si sostanzia nella manifestazione di noi stessi e della nostra vita?

Ho letto una bella lettera scritta da Carlo Urbani ad un amico, del 2001 e la riporto come emblema dello stupore che la vita manifesta in chi si immerge radicalmente in essa e si lascia trasportare nel vortice della esistenza.

” Poche sere fa, dopo cena, sono andato in moto fuori città. Tornavo da una cena di lavoro, e invece di andare diritto a casa, ho approfittato per una piccola “fuga”, per perdermi nella notte e nelle vie sconosciute. Ero eccitato per un positivo risultato ottenuto sul lavoro, una importante conquista che non speravo fare. Attraverso un viottolo di campagna, teso a tagliare due terreni disegnati con regolarità da decine di risaie. Qualche palma ne segnava il tragitto, come da noi i pali gialli e rossi che l’Anas mette per segnalare le strade di montagna coperte di neve. Arrivo ad un piccolo cimitero, di grandi tombe di pietra infisse nel terreno umido della risaia. Spengo la moto, per sentire che rumore fa la notte in un posto così. Era bellissimo, rane ed altri animali commentavano lo splendore di un cielo fitto di stelle, teso a rispecchiarsi sopra la superficie brillante delle risaie, dove le stelle luccicavano nell’acqua scura, sotto i verdi germogli. Alcune scie luminose si disegnavano pure su quello strano specchio, o di lucciole che incrociavano quei paraggi, o di stelle cadenti che si perdevano dietro l’orizzonte. Un intenso profumo, di erba e di zagare, forse portato da un vicino giardino di aranci verdi. Ero solo, davvero solo. Immaginavo la mia posizione disegnata su un grande mappamondo. Un puntino in quelle terre lontane, esotici scenari in quelle grandi pianure di Indocina. Ed io ero lì, solo, fragile, esposto, ma profondamente felice. E’ così che mi sento in questo periodo: profondamente felice. L’unica angoscia è che tutto scorra troppo in fretta, e che poco mi resti tra le dita, immerse nella corrente della vita che mi scivola addosso. Mi chiedo cosa restituire, in cambio di quanto ricevo. Impegno sul lavoro, qualche sorriso regalato, una carezza quando capita, ma soprattutto un profondo senso di gratitudine. Ma non sono certo che basti.”

 

Amore, riconciliarsi con se stessi Gennaio 5, 2007

Archiviato in: Senza Categoria — pensoacolori @ 4:17 pm

“Non mi lasciare qui, tra questa polvere, tra questo ferro che, diventa ruggine. Non leggo, non studio, mi alleno… mi ricompongo fra note classiche… poi fuggo lontano… Chiarore interiore degli occhi dello sviluppo di punti estremi… Per simpatia a prima vista ci prese per mano, l’amore.  E poi di corsa distese di tempo infinite, per superare il senso del nostro sentire, ritrovandoci sul confine, di una storia ancora tutta da decidere… Più facile starti a guardare, ma più difficile è definire, semplice come la pioggia che cade ad aprile, su questa città. Perchè nel cuore sai, non c’è la logica, ma l’attitudine è ancora quella di riconciliare il vero con il mistero. Non mi lasciare qui stella d’Oriente che brilli nel cielo. Mostrami ancora la strada che devo seguire, dammi la forza che solo l’amore ci da. Entra nel mio mondo, prendi per mano il vagabondo che in me troverai, dimmi ancora che ritornerai. Perche senza di te non ho più niente da fare, ne un posto dove poi ritornare se tu, non ritorni da me. Perchè più facile cogliere il fiore, ma più difficile coltivare questo giardino lasciato alle cure del sole, finchè pioverà”. (S. Cammariere, Tutto quello che un uomo, 2006)

Un brano molto appassionato di Sergio Cammariere sull’amore.

Oggi mi viene da riflettere su questo sentimento che ci coinvolge in maniera totale, mai lasciandoci indifferenti.

Ognuno di noi, dentro di sé sa qual’è il cammino che lo attende, verso chi o cosa lo spinge (o lo attira) il sentimento dell’ amore. Non esiste un solo amore valido per tutti, ognuno aggiunge sfumature diverse, nella meravigliosa differenza che è la vita. Un tratto simile tra tutti, l’essenza dell’amore, sta nel senso dell’abbandono verso l’altro che l’amore sviluppa. Ma si ama in due, così nella relazione d’amore si ama chi ci ama, è difficile amare chi non ci vuole bene. Il mistero dell’amore è anche quello di non chiedere nulla in cambio, ma il confine con il sacrificio è molto labile. Un simile amore è considerato assurdo e scandaloso. E’ il mistero dell’amore che si rivela anche in questo atteggiamento. Comunque, alla fine, di noi non rimanerà nulla se non la nostra capacità di avere amato, di esserci perduti nell’amore. Di esserci, alla fine della nostra esistenza, riconciliati con noi stessi.