Sono debitore a mia cugina Chiara della scoperta del significato dei compiti pomeridiani; e di una riflessione avviata da questo pensiero sui compiti.
Ero studente di ragioneria e Chiara frequentava le elementari.
Diciamo che è passato un po’ di tempo, oggi Chiara è una brillante consulente aziendale e lavora a Milano.
Quel giorno, incontrandoci a casa Pirani - era di pomeriggio – le chiesi se avesse fatto i compiti per il giorno dopo.
Mi guardò un attimo pensosa, poi mi disse a bruciapelo, con un atteggiamento quasi di rimprovero: ” Ma Marco, i compiti sono per oggi, non per domani!”.
Un’ affermazione sintetica, ma significativa, che mi lasciò di stucco. Non ci avevo mai pensato, preso come ero a organizzare il mio tempo in funzione di quello che accadeva il giorno dopo.
Quella affermazione mi fece pensare al modo di concepire il mio impegno con la vita.
Contribuì a farmi passare da un’attesa passiva verso il tempo ad una anticipazione attiva del divenire.
In logoterapia si dice che non siamo noi ad interrogare la vita, ma è la vita che ci interroga ogni attimo e il nostro compito “il compito per oggi” è la necessità di rispondere, ogni giorno.
Un conto è l’atteggiamento passivo di chi aspetta e “fa i compiti per domani”, un altro è l’atteggiamento di chi affronta la vita e sceglie oggi ciò che lo farà divenire domani.
Oggi svegliandomi, è venuto su questo ricordo, che scrivo sul blog dedicando il post alla cugina Chiara che mi regalò questo pensiero circa venticinque anni fa.