Penso a Colori

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Telespettatori impotenti Febbraio 29, 2008

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 11:00 am

“E’ meglio un nemico vero, che un amico finto.” (Beppe Grillo)

Raccolgo questa bella affermazione, dopo aver visto ieri sera, tutto d’un fiato Annozero di Santoro.

All’interno del programma, tra battute al vetriolo tra Marco Travaglio, Antonio Di Pietro e Daniela Santanché, sono stati messi in onda lunghi spezzoni dell’incontro avuto tra Beppe Grillo ed i giornalisti a Napoli, il 23 febbraio, a seguito del “monnezza day”, voluto dai movimenti dell’antipolitica (per un’altra politica) per parlare delle verità sul problema dei rifiuti in Campania.

Altri notiziari non ne avevamo parlato, nonostante il teatro della conferenza stampa di Grillo fosse zeppo di telecamere e microfoni della stampa nazionale ed estera.

Affermazioni di Grillo di una gravità inaudita.

Ma in Italia non ci scandalizziamo più per niente, perchè siamo anestetizzati; da tutto, dalla televisione che in questi giorni non fa altro che parlarci di Sanremo.

Altre chiaramente sono le emergenze, ma nessuno ne parla.

Ci è rimasto Grillo, a dire qualcosa in proposito.

I giornalisti sono imbavagliati, o meglio, evitano di parlare delle notizie importanti per non perdere il lavoro, ed oggi può essere un atteggiamento giustificabile anche se non condivisibile.

Non ci sono stati reportage sulla manifestazione del “monnezza day”. Chi voleva saperne di più doveva affidarsi alle pagine del blog di Grillo e delle associazioni che hanno aderito o dei giornali stranieri.

Ieri sera, è stato presente alla trasmissione di Santoro anche Pietro Micca, quel ragazzo che si vede spesso su You Tube mentre insegue il potente di turno, dandogli del disonesto. Lo ha fatto all’inizio con Berlusconi, beccandosi una querela ed un processo dal quale però è uscito pulito. Micca ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere. ” La vera casta è l’indifferenza della gente”. 

E’ proprio vero. Questo paese fa fatica a cambiare, è assuefatto da questo stato di cose. Costretto ogni volta a pagare e ad accettare che qualcuno gli dica cosa deve fare, senza disturbare il manovratore.

Un paese che ha perso la speranza. Disilluso dalle parole vuote, gridate al vento dai professionisti della politica.

Un paese formato da benpensanti (la classe media -borghese italiana, da sempre l’avanguardia dei cambiamenti culturali e civili della società italiana) divenuti telespettatori e classe di consumatori in pantofole.

Ci siamo caduti tutti nella rete. Adesso è dura rialzarsi in piedi, affrontare il cambiamento.

 

Maestri di vita e delinquenti Febbraio 28, 2008

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 8:47 pm

Leggendo l’ultimo libro di Daniel Pennac, “Diario di scuola”, edizioni Feltrinelli, mi sono venuti in mente vari ricordi legati alla mia carriera scolastica. Non sono stato uno studente brillante, ma non mi sono mai considerato uno studente mediocre.

Un’ affermazione riguardo la nascita dell’atteggiamento delinquenziale è stato illuminante per capire i ragazzi che commettono reati: “La nascita della delinquenza è l’investimento segreto nella furbizia di tutte le facoltà dell’intelligenza”.

E’ proprio vero. Il delinquente è colui che da tempo ha abbandonato l’idea di seguire la via giusta, scegliendo per sè la via facile, alla quale dedica tutte le sue energie. Ma alla base dell’atteggiamento delinquenziale può esserci la solitudine di uno studente che non comprende e che prova vergogna per la sua condizione.

Riuscire a manifestare questi sentimenti è il primo passo per cambiare, per ritrovare se stessi e la voglia di fare bene.

Gli insegnanti, con il loro esempio, riescono ad influire sui loro studenti, traghettandoli verso le scelte giuste.

E’ un processo lento, fatto di sedimentazione di esperienze, elaborazionen della coscienza e della consapevolezza.

Rivolgendo il nostro sguardo al passato, alla nostra storia di studenti, non mancherà certo un qualche ricordo legato ad uno o più insegnanti che hanno lasciato in noi una traccia indelebile, che ci hanno aiutato, a volte letteralmente salvato.

Trasmettere nozioni non è uguale a trasmettere passione, come raggiungere un titolo non è la stessa cosa che acquisire un metodo.

 

Dalla civiltà dei semafori a quella delle rotatorie Febbraio 25, 2008

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 4:50 pm

Spesso torniamo indietro a parlare degli anni ‘60.

E’ successo molto in quegli anni, hanno segnato il passaggio tra due modi di intendere la vita, la realtà, il mondo.

Un autore francese, Alain Ehrenberg, ha scritto un interessante libro sull’argomento. Il titolo è “La fatica di essere se stessi”, pubblicato in Italia da Einaudi.

Ehrenberg afferma che, a partire dagli anni ’60, sono iniziate a cambiare alcune convenzioni sociali, il modo di rappresentare la società e soprattutto le norme della convivenza civile tra gli individui.

Prima di tale data, le norme fondanti il vivere civile si rifacevano a categorie come il concetto di colpevolezza e disciplina. Le persone sapevano cosa era lecito o cosa era illecito, e il confine tra queste due dimensioni era chiaro e netto.

Successivamente le norme sociali sono state fondate non più sulla convenzione lecito/illecito, ma su altri concetti che mettevano al primo posto la libertà di scelta, il concetto di responsabilità e lo spirito di iniziativa personale,  introducendo la convenzione del possibile/impossibile.

Se la norma lecito/illecito ha garantito la definizione di confini e regole certe, all’interno del quale l’individuo si muove, la categoria possibile/impossibile, ha sancito un modo differente di vivere.

L’uomo è l’essere che, per definizione, continuamente sposta avanti “l’umanamente possibile”;  continuamente sfida se stesso.

Posto di fronte alla libertà, ogni individuo, corre il rischio di perdersi, poichè confonde la libertà concepita come liberazione dalle costrizioni e dai vincoli, con la libertà collegata alle possibilità illimitate della sua realizzazione personale.

Il passaggio dal semaforo alla rotatoria, avvenuto in questi ultimi anni, esemplifica e chiarisce il discorso di Ehrenberg.

I semafori segnalavano all’automobilista cosa era lecito e cosa era illecito. La rotatoria oggi lascia la libertà di scegliere, di decidere, con una maggiore responsabilità personale.

La libertà senza confini è più difficile da gestire… 

 

Risoamaro Febbraio 23, 2008

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 8:17 am

Oggi, il pensiero quotidiano di questo blog, è dedicato a Risoamaro.

Risoamaro  – la chiamerò così – è nel pieno della sua giovinezza.

Ha una famiglia che le vuole bene, che le ha dimostrato cura  e protezione non solo attraverso la soddisfazione dei bisogni materiali, ma con la presenza, la vicinanza amorosa e partecipe. Ma lei come ha vissuto questa vicinanza? Che significati le attribuisce?

Probabilmente la famiglia tende ad proteggerla. Cerca di parare i colpi che la scure della vita periodicamente assesta, su tutti, senza guardare in faccia a chi attenta, alle condizioni economiche o di censo; senza lasciare il tempo alle persone di scegliere, di decidere se resistere, sopportare o lasciarsi andare, adeguandosi al destino che può sconvolgere un’ esistenza.

Risoamaro ha una testa che funziona, un pensiero lucido e adeguato alla realtà, ma a volte sembra che la sua ragione non sia collegata, non sia connessa alla sfera delle emozioni e dei suoi sentimenti . 

Reagisce alle situazioni in maniera istintiva, impulsivamente, senza quella necessaria elaborazione e controllo che produce tolleranza alle frustrazioni, anche a quelle inevitabili dettate appunto, dal destino avverso.

Così un abbandono affettivo vissuto nel passato, può tradursi in una perdita definitiva e senza ritorno della propria identità, nella trasformazione di se stessa in un’altra persona, un meccanismo di difesa che la trasforma nel suo opposto.

Il dolore legato alla perdita e all’abbandono subito mette in crisi le certezze, le conquiste di una vita precedentemente vissuta nella apparente tranquillità e fiducia. Sconquassa l’esistenza, porta alla progressiva degradazione sul piano psicologico - interiore, e sul piano fisico mediante il ricorso a sostanze che procurano piacere, stordimento, assenza di pensiero. Continuare a divertirsi, non pensare al dolore, personale e del mondo, diviene un atteggiamento di vita.

Risoamaro oggi ha due strade da percorrere. Il suo destino è scritto nella sua coscienza.

La scelta piacevole sarà il perpetuare questo meccanismo ormai strutturato in lei, e dunque occorrerà uno sforzo per interrompere un atteggiamento divenuto abitudine.

La scelta significativa (che attende di essere realizzata) apre le porte al recupero personale, fisico ed etico, al senso di responsabilità che libera energie spesso non immaginate.

Là dove c’è il pericolo, si sviluppa anche ciò che salva.

Risoamaro può dunque liberare se stessa. E le auguro di farcela.

Risoamaro, giovane donna che fuori ride, ma dentro è disperata. Libera il tuo sorriso, stretto nella morsa dell’amarezza della tua condizione attuale. 

 

Le storie orientali del prof. Guttmann Febbraio 22, 2008

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 9:41 pm

David Guttmann, professore emerito dell’università di Haifa in Israele, è un esperto narratore di storie orientali.

E’ un logoterapeuta delle prima ora, amico del fondatore della logoterapia Viktor Emil Frankl.

Il professor Guttmann usa raccontare storie ai propri pazienti, perchè ognuna di esse rappresenta un insegnamento per la persona che la ascolta. Le storie nascono dalla tradizione orale di vari popoli, soprattutto delle regioni orientali, gli arabi, gli indiani che il prof. Guttmann ha raccolto e catalogato.

Curare le persone attraverso il racconto. E’ la “terapia della parola” intuita e realizzata per primo da Sigmund Freud, e poi via via da tutti gli psicologi che credono che la parola sia curativa, al pari delle medicine della medicina tradizionale.

Le storie di Guttmann sono come le medicine, servono se prese nel tempo giusto e nel dosaggio giusto.

Ogni volta che affrontiamo la lettura di una storia possiamo avere reazioni diverse.

Se ci fermiamo alla prima lettura, potremmo solo sorridere, poichè molto spesso le storie sono intrise di ironia; se le rileggiamo possiamo cogliere aspetti importanti non immediatamente colti, che ci fanno riflettere. Alla terza lettura le storie raccontano molto di più che intere spiegazioni sul tema che intendono illuminare.

E’ la lettura sapienziale che emerge mediante la riflessione sul testo, l’ascolto che nasce dalla trasformazione che la parola introduce nell’anima di chi ascolta.

La storia “il segreto della felicità” l’ho scritta due giorni fa.

Ecco un’altra storia, derivante dalla tradizione indiana che ci racconta qualcosa sulla vita moderna: “gli animali si riunirono in assemblea e iniziarono a lamentarsi che gli esseri umani non facevano altro che portar via loro qualcosa. “Si prendono il mio latte”, disse la mucca. “Si prendono le mie uova”, disse la gallina. “Usano la mia carne per farne pancetta”, disse il maiale. “Mi danno la caccia per il mio olio”, disse la balena. E così via. Infine parlò la lumaca. “Io ho qualcosa che a loro piacerebbe avere, più di ogni altra cosa, qualcosa che mi porterebbero sicuramente via se potessero. Ho TEMPO”.

Avresti tutto il tempo del mondo se solo te lo concedessi. Cosa ti impedisce di farlo?