“La dove c’è il pericolo, si sviluppa anche ciò che salva”.
Questa bella affermazione, mi induce spesso a riflettere in maniera ottimistica riguardo le situazioni problematiche della nostra esistenza.
Di fronte ad un problema personale o anche ad un problema sociale, legato alla contemporaneità, tendiamo a scappare, ad evitare le sensazioni negative che esso ci suscita, e questo preclude a volte le possibilità di soluzione insite nel problema. Non ci diamo il tempo per riflettere abbastanza riguardo le possibilità di crescita, se solo decidessimo di affrontare la situazione, di non scappare, di vivere la frustrazione.
Se voglio cambiare qualcosa che non va nella mia vita, un aspetto della mia personalità, un atteggiamento nei confronti degli altri, devo per prima cosa accettare di essere in questo modo, e “starci a contatto”, consapevolmente ed emotivamente.
Nel momento in cui “sento” il mio dolore, la mia sofferenza o la mia colpa, allora posso decidere di farci qualcosa.
Nel momento che decido, mi sto autodistanziando da me stesso, sto iniziando a spostare la visuale dal problema a ciò che attende di essere realizzato. “Io sono più importante del problema”, “sono io che contengo il problema, non il contrario”. L’autodistanziamento permette l’autotrascendenza da se stessi, la capacità di trasformare una situazione negativa in una prestazione per se stessi e per gli altri.
Così facendo sposto il mio limite più avanti, in senso psicologico, sperimento la crescita personale.
L’effetto di tale operazione è una sensazione di benessere… in attesa di ripiombare nell’esperienza del limite, del dolore inevitabile che ogni tanto ci ricorda la nostra fragile condizione.
Così è la vita, che esperienza meravigliosa.