Il brano è un estratto della conferenza tenuta a Castelpanio, il paese di Carlo Urbani, in provincia di Ancona, il 6 febbraio 2006. Il titolo della conferenza era “matrimonio, la tomba dell’amore?”.
Alcuni mi hanno chiesto di continuare a parlare di comunicazione, soprattutto di comunicazione nella coppia; ripubblico così questo contributo che si collega idealmente all’articolo sugli assiomi della comunicazione. Per ulteriori approfondimenti si possono consultare i testi di logoterapia ed analisi esistenziale, in particolare i testi della dr.ssa Lukas, editi dalla cittadella editrice.
Buona lettura.
Vorrei immediatamente rispondere alla domanda provocatoria del titolo dell’incontro di questa sera, Matrimonio tomba dell’amore? Si, il matrimonio è la tomba di un certo modo di intendere l’amore che viene vissuto oggi da molte persone, che però non sanno o non conoscono sino in fondo cosa sia effettivamente l’atteggiamento di amore autentico. Il termine amore è diventato una delle parole più usate ed abusate, alla quale annettiamo accezioni del tutto differenti. Voglio dire che esistono diversi modi di amare e di manifestare questo sentimento, che rappresenta il motore fondamentale nella vita di ogni essere umano. Amore come emozione, come sentimento, ma anche come motivazione che spinge ad agire, è infine come intenzionalità che attira verso un tu.
Secondo la visione della psicologia umanistico-esistenziale l’amore è un atteggiamento della coscienza è una decisione di coscienza, dunque si impara ad amare e nel corso della vita di una persona si passano diversi stadi e atteggiamenti di amore
Tre sono gli stati e le forme di atteggiamento di amore:
L’atteggiamento sessuale – riguarda l’aspetto fisico. La bellezza del corpo che fa risvegliare la passione
L’atteggiamento erotico – riguarda l’aspetto psichico (cioè quando vengo stimolato non solo dall’aspetto fisico, ma anche dalle caratteristiche emozionali, dalle caratteristiche psichiche e dall’agire dell’altro).
L’atteggiamento autentico di amore – riguarda l’aspetto noetico e spirituale dell’altro. Chi ama di amore autentico non è stimolato solo dal punto di vista sessuale e dalle caratteristiche emozionali, ma viene attirato anche dalla parte unica ed irripetibile della persona amata che viene riconosciuta nella sua essenza spirituale, così com’è. Amo l’altro/a perché è lui/lei. Quali sono le differenze tra questi tre atteggiamenti? Per i primi due atteggiamenti vale il principio della sostituibilità.
Cioè posso sostituire la persona che amo sessualmente con un’altra, così come sostituisco la persona che amo a livello erotico con un’altra. In questo tipo di relazioni ci si muove in funzione dello scopo che si intende raggiungere. Vige un principio di conquista, per cui l’altro deve essere conquistato, ammaliato attraverso le nostre prestazioni. In questi casi non vi è una relazione autentica con l’altro.
In questo tipo di relazioni non si sceglie la persona, ma un’immagine idealizzata dell’altro, per cui il rapporto che si stabilisce, non avviene con una persona reale, ma con un’immagine fantasmatica dell’altro. In secondo luogo alla base della sostituibilità vi è un valore d’uso costituito dall’altro e l’idea di uno scambio che potrà recare vantaggio a sé e all’altro. Quindi si diventa l’uno per l’altro oggetto da possedere e conquistare, non si viene scelti, ma manovrati ed incastrati. Una relazione di questo genere ha un solo esito: la morte del rapporto, la fine della relazione. Quei rapporti, quelle unioni che sono costruite a partire da queste forme di amore sono effettivamente destinate a divenire tombe dell’amore stesso, gabbie esistenziali nelle quali le persone si sentono strette, rinchiuse, non si sentono libere e perciò arrivano alla decisione di lasciarsi e di separarsi. A volte la scelta di rimanere insieme per i figli diventa un mettersi in discussione, ma non sempre avviene. L’amore autentico è invece un’altra forma di amore. Parliamo della capacità di amare come di un atto coesistenziale, cioè due esistenze che si incontrano. Il principio sul quale si basa l’amore autentico è appunto l’autentica relazione con l’altro.
L’amore è una decisione di coscienza come dicevamo, vuol dire che nell’atto autentico di amore decido di amare, vengo attirato dall’altro, non sono spinto da una pulsione interiore. L’amore autentico è un atto intenzionale e dunque non può essere confuso con altri tipi di amore. L’atto di amore è un abbandono – donazione verso l’altro. Nel sano rapporto di amore l’obiettivo è sempre un TU. Martin Buber, il filosofo esistenzialista, diceva che occorre passare “dall’io cosa all’io tu”. Viktor Frankl, lo psichiatra austriaco fondatore della logoterapia affermava che “l’io può esistere soltanto grazie ad un tu”. Comprenderete dunque il significato della relazione autentica nell’atto di donazione reciproca. Il significato più vero dell’essere, sta proprio in questa capacità di donarsi, di darsi, uscendo da sé, proiettandosi nell’altro. L’uomo riesce a realizzarsi totalmente nella sua esistenza se riesce a cogliere questo significato di amore autentico e se lo mette in pratica. Le forme di amore sono diverse (cioè si ama il partner, i figli, il lavoro, gli amici, se stessi) ma il significato è sempre unico, e consiste nell’abbandono-dedizione-donazione di sé all’altro fuori da sé. Generalmente chi non sa amare non ama neanche se stesso. Un elemento che contraddistingue l’amore autentico, è la gratuità. L’amore è gratuito, non si merita per qualcosa, è un dono che si riceve. (Non ti amo perché ho bisogno di te, ma ho bisogno di te perché ti amo). Un altro elemento che lo caratterizza è la sua insostituibilità, cioè è un atteggiamento fondato sull’eternità. La sessualità scompare con il tempo, così anche l’innamoramento legato agli aspetti psichici ed erotici (il desiderio dell’altro). Invece l’atto di amore autentico non scompare con il tempo, è eterno e va oltre la morte. Pensate alla definizione di amore autentico che è contenuta nella preghiera del sacramento del matrimonio cristiano. E’ la migliore definizione per comprendere cosa sia il vero amore. “Io prendo te come mia sposa e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”.
La preghiera dice della mia vita, non della tua. La vita a due è una scelta quotidiana di amore autentico.
L’amore vince anche sulla morte, dunque. Cioè la morte elimina l’esistenza della persona, non l’amore che si prova per essa. Ho voluto affrontare immediatamente questo aspetto perché ritengo sia necessario e assolutamente indispensabile, aiutare le persone a credere che è possibile imparare ad amare in maniera autentica il proprio partner. Che è possibile verificare a che punto si è sul cammino della propria scoperta dell’atteggiamento di amore, arrivando ad esprimersi attraverso il dono di sé all’altro, l’io che si realizza nel tu, anche e soprattutto nelle difficoltà. La vita ci pone infatti di fronte al mistero della malattia, della sofferenza e ognuno di noi è interpellato a dare una risposta personale. La differenza sta nella capacità di affrontare la prova e superarla invece che fuggire da essa, e questo è quello che succede per quelle coppie in cui prevale la decisione di non credere più nel loro progetto di vita assieme, nel loro rapporto di amore, nella forza che insieme potrebbero riscoprire, nel loro dialogo interiore. Ma se quel loro amore era una parola vuota, era un atteggiamento non sano, immaturo di amore allora potrebbero non riuscire a superare le difficoltà. Succede molto spesso. La vera crisi che prende le coppie, molte coppie oggi, è legata al problema di non essere riusciti a vivere una autentica relazione di amore e di essere bloccati all’interno di un atteggiamento o di pansessualismo o si erotismo che non aiuta a vedere l’altro e a fare chiarezza, o un atteggiamento di immaturità ad affrontare la vita. Sono convinto che si può cambiare strada, che niente è irrimediabilmente perduto, se le persone vogliono mettersi in discussione e provare a superare le difficoltà. E’ possibile riuscire ad amare la persona che un tempo avevamo scelto, di cui ci eravamo innamorati e che ora non cogliamo più nella sua essenza, ma negli aspetti più noiosi e negativi. Vorrei puntare l’attenzione verso due elementi problematici che si ritrovano all’interno delle coppie in crisi. Alcune si fermano nella loro storia perché hanno confuso l’amore con l’innamoramento. L’innamoramento è un impedimento sulla via dell’amore autentico in quanto è legato ad un aspetto iniziale di conoscenza dell’altro/a, che occorre superare se si vuole decidere di amare. L’innamoramento è legato maggiormente ai due primi tipi di atteggiamento di amore, all’aspetto sessuale e all’aspetto erotico. Coglie gli aspetti istintivi, è “l’amore con gli occhiali rosa”, ma ancora non è amore autentico (Ti amo perché ho bisogno di te). Un altro elemento problematico riguarda la sessualità. Il sesso umano è sempre qualcosa di più che solo sesso, costituisce un veicolo di relazione personale, ha una funzione espressiva, esprime una relazione di amore, l’incarnazione dell’amore e dell’essere innamorato. Da una ricerca svolta dalla rivista Americana “Psicology Today”, su 20.000 persone, alla domanda sui fattori più eccitanti per l’orgasmo, hanno risposto il romanticismo, e cioè l’essere innamorati o ancor più l’amore. Questo ci fa capire come la tendenza più autentica delle persone, non sia tanto rivolta verso la soddisfazione sessuale, quanto piuttosto verso l’appagamento esistenziale. La sessualità perciò è il mezzo, l’espressione attraverso il quale uomo e donna si comunicano reciproco amore. E’ la ciliegina sulla torta, non è la torta. La sessualità non è il fine, ma il mezzo. Il normale sviluppo sessuale e la maturazione affettiva dell’uomo si basano su una appropriata integrazione della sessualità, all’interno della personalità. Invece la disintegrazione della sessualità, la scissione che si è creata tra genitalità e personalità, ha rappresentato una regressione e un problema per molte persone, per molte coppie. La sessualità è stata disumanizzata, nel senso che è divenuta fine a se stessa, creando così un piacere da consumare al pari di altri piaceri. A me capita di vedere sempre più in terapia persone che soffrono di disturbi della potenza sessuale e dell’orgasmo. In queste persone, succede che sono talmente attenti (iper attenti) all’aspetto sessuale che si dimenticano del partner. La terapia con queste persone consiste proprio nel far riemergere il partner che era divenuto invisibile. Quanto più si distoglie l’attenzione dal proprio partner e lo si rivolge all’atto sessuale in se stesso, tanto più il rapporto sessuale è problematico. Occorre aiutare le persone a modulare un atteggiamento di maggiore attenzione all’altro di ascolto, di fiducia, spostando l’attenzione dall’aspetto sessuale all’aspetto della relazione autentica. Questo lo si sapeva già dai tempi di Freud, quanto più si ricerca il piacere e si vive in funzione di esso, tanto meno lo si raggiunge. Tanto più sono concentrato sul piacere, tanto più troverò frustrazione, tanto più scelgo una cosa significativa tanto più otterrò un piacere come conseguenza della scelta effettuata. Alla base di queste problematiche nella coppia, una componente causale determinante è rappresentata dal vuoto valoriale della nostra epoca, dalla perdita della comunicazione personale tra le generazioni. Ci troviamo oggi di fronte ad una inflazione sessuale associata ad una svalutazione del significato vero della sessualità.
Una esigenza naturale delle persone è stata montata, enfatizzata anche a livello mediatico, con la conseguenza che oggi si assiste ad un enorme numero di reati legati alla violenza sessuale, alla violenza nelle relazioni delle coppie, a turbe di carattere sessuale come la pedofilia, come la pornografia, come la prostituzione, ad un aumento della labilità emotiva, alla convinzione errata che la potenza sessuale e l’orgasmo sono fattori necessari ed indispensabili per realizzarsi. Allora il rimando è al vuoto valoriale della nostra epoca. Come sia facile a partire dal vuoto, essere attirati da proposte che solleticano l’istintività, la genialità, il piacere fine a se stesso. (Il sonno della ragione genera mostri). Viviamo un tempo particolare, in cui sono venute meno una serie di costanti della vita dell’uomo che lo hanno reso più insicuro, più indeciso, in crisi e più solo.(La perdita delle tradizioni). Bauman, un sociologo polacco molto ascoltato, ha parlato di una crisi della modernità, di uscita dalla modernità, un nuovo Medio Evo, dove si sono perduti i riferimenti che hanno accompagnato la crescita e lo sviluppo dell’uomo e della società, in tutti i campi, sia nelle tecnologie che nei rapporti umani. In effetti siamo di fronte ad un fenomeno oramai consolidato (le separazioni sono sempre in aumento, la crisi della famiglia è rappresentata nella realtà, è stata per così dire digerita), ma oggi ci troviamo di fronte ad un nuovo fenomeno, che deve farci riflettere. Non si separano le coppie giovani, come accadeva fino a qualche tempo fa, si separano le coppie di persone che hanno trascorso 20, 30 anni insieme, che hanno effettivamente vissuto un progetto di vita insieme, ma che ad un certo punto, non lo riconoscono più come aderente al proprio modello di vita e di riferimento. Mi chiedo cosa è accaduto nel cuore e nella testa di queste persone. Proviamo allora a leggere la realtà cercando di vedere da dove viene questa crisi che determina appunto la morte dell’amore all’interno dell’istituzione matrimonio. La crisi della modernità ha un collegamento diretto con la storia del mondo occidentale, viene dal novecento, dai primi anni del secolo scorso quando una serie di idee innovative presero campo e crearono una grossa illusione per tutta la società e cioè che il benessere, la ricerca della felicità fossero a portata di mano e potevano essere raggiunti attraverso la liberazione di alcune catene che opprimevano le persone, intese sia come società che come singoli individui. Bastava sciogliere queste catene ridando libertà alle persone, e come conseguenza diretta si sarebbe ottenuto benessere e felicità per tutti. Era una illusione, naturalmente, l’illusione di pensare che più libertà vuol dire più felicità e più amore. Non è così o meglio dipende da che tipo di libertà parliamo. C’è infatti una libertà di… che altro non è che il pensare che posso fare quello che voglio, che parte da me e si concentra su di me (è il libero arbitrio). Questa libertà genera soprattutto in amore fa concentrare su si sé e genera frustrazione, impotenza, solitudine, difficoltà. La vera libertà è un movimento verso l’altro, è la libertà per…ed è la libertà che è sempre accompagnata dalla responsabilità delle scelte che compio. Quali problematiche ha determinato l’illusione di questa libertà di?
LA LIBERTA’ NELLA SCELTA DEL PARTNER è diventata la scelta dei partner a vivere in libertà:
Per secoli i genitori e le famiglie avevano gestito e influito nelle decisioni relative al matrimonio dei propri figli. I matrimoni erano a volte dei combinamenti sul piano patrimoniale (matrimonio/patrimonio) e venivano decisi per considerazioni di tipo sociale, economico, non sempre tenendo conto del sentire dei giovani. Nel secolo scorso si è giunti alla libera scelta del partner, alla possibilità di conoscere il proprio partner e realizzare con lui/lei una relazione secondo le proprie inclinazioni e desideri.
Questo aspetto positivo della libertà si è però trasformato nella ricerca appunto della libertà fine a se stessa. Non c’è bisogno di molto acume tuttavia per rendersi conto che una maggiore libertà nella scelta per la coppia ha comportato un aumento della insicurezza, della incertezza nelle relazioni amorose e poi oggi si assiste sempre più a forme assurde di convivenza in cui le persone decidono di essere soli insieme, vivendo storie parallele. Queste persone andrebbero aiutate a rivedere il loro concetto di libertà in amore, aiutandole a passare dalla libertà di alla libertà per…divenire dono per l’altro, aiutarle a scoprire un movimento differente verso la persona che hanno accanto. Un altro aspetto riguarda i figli.
LA LIBERTA’ IN EDUCAZIONE ha determinato il vuoto educativo.
Si può dire che i figli mai hanno avuto tanto potere e libertà nei confronti dei genitori quanto oggi.
Oggi si assiste ad un vuoto educativo, nel senso che sembra che più del passato i figli si ritrovano a crescere disorientati, senza guida, senza esempi. Non è in discussione la componente affettiva, intesa come protezione, prendersi cura, da parte dei genitori, ma è la componente normativa, che è quasi completamente assente. I bambini vengono educati senza regole di comportamento certe, molto spesso sono i nonni a rappresentare dei validi modelli educativi molto più dei genitori che vivono in una sorta di politeismo etico, dunque sono loro stessi disorientati. Le conseguenze sono che il tipo di educazione affettiva non ha originato nei giovani più sicurezza, fiducia e meno paura del divenire. Vediamo e sentiamo oggi i giovani più insicuri nella loro ricerca esistenziale, nella naturale ricerca del senso della vita. Sono aumentati i fenomeni del vuoto esistenziale, della frustrazione e della disperazione. Su 49 casi di suicidio tra i giovani il 90% (la quasi totalità) sono da attribuirsi a mancanza di speranza, angoscia e vuoto esistenziale. I ragazzi gridano disperati il loro vuoto attraverso le manifestazioni quotidiane che ogni giorno rintracciamo nelle strade delle nostre città e delle città del mondo (dipendenza, fanatismo, violenza) gridano il loro vuoto interiore, la disperata ricerca di un senso e la mancanza della felicità. La presenza di una libertà senza responsabilità è tipica di tutta una serie di atteggiamenti che determinano disagio per le conseguenze che portano anche nelle famiglie:
- atteggiamento provvisorio di esistenza
- fatalismo
- fanatismo
- collettivismo
Di fronte a questa realtà come possiamo muoverci che spazi ci sono? ntanto come cristiani ci viene chiesto di essere testimoni di speranza nella vita affettiva. Ritengo che sul piano individuale e sul piano sociale e delle nostre comunità c’è bisogno di ricostruire un nuovo umanesimo nel senso di aiutare le persone a vivere il significato dell’amore in tutta la sua devastante rivelazione. Sul piano delle scelte di valore si tratta di rivalutare la responsabilità come etica di fondo aiutando le persone a fare scelte responsabili e significative. La famiglia è il luogo dove si sperimentano le prime relazioni è il nucleo della convivenza sociale. Ha dunque bisogno di essere aiutata a vivere autentiche relazioni di amore. Occorre aiutarla a vivere i legami affettivi nel senso della donazione di sé all’altro. Imparare a voler bene, è un apprendimento che inizia in famiglia, non è automatico. Aiutare la famiglia a vivere l’esperienza educativa come atto di amore autentico verso i figli. E per educare oggi occorre coraggio. Occorre avere coraggio perché ci troviamo in un mondo difficile. Occorre avere il coraggio dell’ascolto, il coraggio dell’accoglienza e dell’alterità, il coraggio dell’ambivalenza, il coraggio dell’amore autentico. Vorrei concludere questo incontro con voi, parafrasando una affermazione di Elisabeth Kubler Ross, che diceva che “Dobbiamo imparare di nuovo a morire, questo ci serve a capire quanta naturalezza sia andata perduta nella vita di oggi”. Io vorrei dire “Dobbiamo imparare di nuovo ad amare, questo ci serva a capire quanta naturalezza sia andata perduta nella vita di oggi”. Chi non sa amare non ama neanche se stesso, la sua vita fallisce. Vorrei prenotarmi per un altro incontro, a partire dal titolo “l’amore rende ciechi”. Non è vero che l’amore rende ciechi, rende le persone invece quanto mai capaci di cogliere nella sua profonda essenza, il valore della vita e del mondo.