Siamo sotto effetto di un capovolgimento epistemologico, che sta investendo ogni norma del vivere civile.
I significati che davano senso alle norme della società, sono sempre più in discussione.
Viviamo in un paese “capovolto”, dove ad esempio, c’è chi non pensa o pensa solo ad una palla che gli corre davanti, usa i piedi, guadagna cifre da capogiro, mentre chi lavora, con la testa, nel sociale, con persone che fanno fatica a crescere, è sottopagato e fà la fame.
Viviamo in un paese nel quale, se non sai nulla di particolare, ma accetti di confrontarti pubblicamente con il destino, puoi portarti a casa un gruzzolo di soldi per sognare.
Viviamo in un paese nel quale il sogno non è più la realizzazione del desiderio ottenuto attraverso il risparmio ed il sacrificio o la competenza in qualche materia, ma è semplicemente il desiderio di denaro da spendere senza sforzo.
Viviamo in un paese nel quale se gratti potresti vincere, e allora gratta…
I modi di dire ed i proverbi cambiano, si adeguano alla modernità.
Stanno cambiando come cambiano le nostre comunità, le norme di convivenza, il modo di stare insieme tra le persone.
Un tempo, i proverbi ed i modi di dire, rappresentavano la verità percepita, vissuta e tramandata, la saggezza, la memoria, la tradizione, lo scorrere del tempo e le cose importanti da preservare per le generazioni future.
Vorrei sovvertire epistemologicamente il nostro linguaggio, a partire dal linguaggio comune dei proverbi e dei modi di dire.
Mi è venuto in mente di provare a rivedere alcuni proverbi, riadattandoli alla nuova realtà di oggi.
E’ un patrimonio culturale da offire alle nuove generazioni, molto di più dei tanti messaggi che arrivano loro attraverso i media e la rete.
Allora l’occasione fà l’uomo libero, non ladro come si diceva un tempo. L’uomo infatti può sempre scegliere, e non è detto che la scelta intenzionale sia comunque quella negativa. Occorre attingere alle risorse positive insite nella natura umana.