“L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono.” (salmi)
E’ da un po’ che ci ragiono sopra ed ora lo scrivo sul blog.
Corriamo il rischio di non capire il senso autentico della vita, se fondiamo tutto il nostro essere sulla corsa all’accumulazione di beni, cose, ricchezza.
In questa ricerca del senso, il mondo circostante non ci aiuta.
Siamo nati e cresciuti con la convinzione che si è qualcuno se si produce ricchezza, se si diventa potenti. Gli esempi di potenti che sono partiti dal nulla e che “ce l’hanno fatta!”, nell’immaginario collettivo della società italiana, è molto forte.
Dovremo cominciare ad odiarli questi modelli, cominciare a considerarli realmente per quello che sono.
La vera ricchezza non è quella che proviene dal possesso di beni materiali, ma deriva da una consapevolezza ed una coscienza circa la realizzazione della propria vita.
La ricchezza, quella autentica, è la realizzazione interiore di senso; il senso di potenza e di soddisfazione che ricavi dall’essere riuscito nell’intento che ti eri prefisso, nel rilascio di tensione mista ad energia che provi al termine del lavoro; vedere il sorriso della persona che si è sentita compresa, tua moglie o i tuoi figli che ti aspettano sorridenti a casa al termine della giornata di lavoro.
Il giovane che ha ascoltato un tuo pensiero e, stupito, lo approva; un bambino che gioca con te e ti apre il mondo della sua fantasia.
Dovremo cominciare a ragionare sul fatto che la ricchezza materiale, in sè non dice nulla della persona che la possiede. Da sola, senza altri valori aggiunti, potrebbe essere considerata un indice relativo al fallimento della esistenza di una persona.