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Dal bisogno di protagonismo al bisogno di partecipazione Maggio 20, 2008

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 6:33 am

Sabato sera ho vissuto un déjà vu.

Il déjà vu è la sensazione di aver vissuto precedentemente un avvenimento o una situazione che si sta verificando.

Il termine fu creato dallo psicologo francese  Emile Boirac (1851 – 1917), nel suo libro L’Avenir des sciences psychiques (“Il futuro delle scienze psichiche”), revisione di un saggio che scrisse quando ancora era studente all’Università di Chicago. 

L’esperienza del déjà vu è accompagnata da un forte senso di familiarità, ma di solito anche dalla consapevolezza che non corrisponde realmente ad una esperienza vissuta (e quindi si vive un senso di “soprannaturalità”, “stranezza” o “misteriosità”): l’esperienza “precedente” è perlopiù attribuita ad un sogno.

In alcuni casi invece c’è una ferma sensazione che l’esperienza sia “genuinamente accaduta” nel passato.

Mi trovavo con mio figlio maggiore, alle otto di sera in giro, per una parte popolare della nostra città, dove ho risieduto durante la mia infanzia e la mia adolescenza.

In un attimo, mi sembrava di esser ritornato a quegli anni, quando le persone vivevano la città, si ritrovavano all’esterno delle case, insieme a parlare, raccontare, ridere…una volta, durante queste passeggiate serali con mio padre, ricordo di aver intravisto una litigata tra due uomini in atto di darsele a suon di pugni, con mio padre che cercava di coprire la scena per evitare che vedessi…

E’ stato molto bello sentirsi ricatapultato in quegli anni. La diversità con il passato sta nel fatto che la gente per strada è tutta straniera, immigrati trasferiti dai loro paesi, vivono la sera in giro nelle strade che un tempo erano le strade degli italiani.

Gli italiani sono in casa, a guardare la televisione, a proteggersi dagli invasori, qualcuno probabilmente si sentirà segregato in casa propria, impossibilitato ad uscire.

Io non ci sto, la nostra libertà è nella nostra testa. Io non ritengo di essere meno libero o preoccupato dalla presenza di gente che viene da noi per trovare un riscatto alla propria esistenza.

Ci fa bene vivere a contatto con questa realtà, non dobbiamo aver paura.

Usciamo anche noi, per strada, ritorniamo a vivere il quartiere, la piazza, i luoghi che abitiamo di giorno e che lasciamo agli “invasori” di notte. Ritroviamo il gusto della partecipazione.

E’ un cambiamento anche culturale, abbandoniamo il bisogno di protagonismo che ci spinge all’individualismo esasperato, lo ripeto, ritroviamo il gusto della partecipazione, dell’essere con…

Laddove c’è il pericolo, ci ricorda Frankl, si sviluppa anche ciò che salva.