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Un articolo di Alexander Stille veramente emblematico Febbraio 19, 2009

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 5:55 pm

Pubblico un articolo di Alexander Stille che rappresenta alla perfezione quello che occorre sapere sul Caso Mills e sui rapporti con Berlusconi. Così capiamo bene chi è questo signore.

Altro che statista, è solo un povero disonesto.

«Allora, fammi capire – mi ha scritto un mio collega giornalista americano – viene condannato per corruzione il coimputato del primo ministro ma si dimette il capo dell´opposizione. Che strano Paese, l´Italia». Poi, mi chiama più tardi un´altra collega americana che chiede, «ma è possibile che non avrà conseguenze gravi la condanna di David Mills?».

«Dopo tutto – aggiunge – se Berlusconi non avesse fatto passare il Lodo Alfano sarebbe stato condannato anche lui? Come spieghi il fatto che cose di questa gravità passano come se nulla fosse?».
Prima, ricapitoliamo i fatti principali. Nel febbraio 2004, David Mills, l´avvocato britannico di Berlusconi che si occupava dei conti “off-shore” della Mediaset, i conti cosidetti “very discreet,” per operazioni finanziarie segrete e forse illegali, mette penna su carta. Impaurito dalla possibilità di essere colto in fallo con un pagamento di 600.000 dollari non dichiarato al fisco inglese, decide di spiegarne l´origine al suo fiscalista. Spiega che i soldi erano un regalo o un prestito a lungo termine per il silenzio nei vari processi di Berlusconi che chiama sempre B. o Mr. B.
Il fiscalista, per non essere complice di un reato, passa la lettera alle autorità britanniche, le quali a loro volta, informano la magistratura italiana. Quindi, il processo nasce non da una caccia alle streghe dei giudici italiani ma da una comunicazione di un reato denunciata nel Regno Unito alla quale la magistratura ha dovuto rispondere. Mills conferma ai magistrati italiani il contenuto della sua lettera. Solo in un momento successivo, quando si accorge forse di essere in guai ancora più gravi, ritratta le sue dichiarazioni e dice di aver avuto i soldi da un´altra parte. Evidentemente il tribunale di Milano ha trovato più convincente la prima versione e l´ha condannato. Nel processo originario, Berlusconi era coimputato con Mills e con buona probabilità, dato l´esito del processo, sarebbe stato condannato anche lui se il suo governo, con grande tempestività, non avesse varato il Lodo Alfano che protegge il primo ministro da qualsiasi processo penale durante il suo mandato.
Che un caso così grave (un primo ministro che rischia la condanna per aver corrotto un testimone al fine di evitare, forse, altre condanne – falsando completamente il sistema giudiziario – e poi si toglie dai guai usando il Parlamento per farsi leggi ad personam) passi quasi inosservato, desta stupore e incredulità nel pubblico americano. Dopotutto, quando il governatore democratico dell´Illinois viene scoperto a promettere favori in cambio di denaro, viene espulso dall´assemblea sia dai democratici che dai repubblicani. Quando l´uomo scelto da Barack Obama per riformare la sanità americana, Tom Daschle, viene scoperto nei guai con il fisco, il presidente è costretto ad allontanarlo.
Allora, come si spiega la mancanza di risposta in Italia?
In parte, bisogna partire da lontano; con l´unità d´Italia, lo Stato visto come un´imposizione; l´abitudine di guardare la legge con sospetto come strumento di potere, evitata dai potenti, interpretata per gli amici e applicata ai nemici. Ma questo è solo lo sfondo, non spiega tutto.
Ricordiamoci, l´opinione pubblica era massicciamente a favore della magistratura ai tempi dell´inchiesta Mani Pulite quando Berlusconi è sceso in campo. Ma in un paese normale, non avrebbe mai potuto farlo essendo ancora proprietario di tre grandi reti televisive. Sarebbe stato messo fuori gioco dai soldi a Craxi, dalle tangenti alla Guardia di Finanza, anche se i processi non hanno portato a condanne. O dal caso Previti: per conto di chi l´avvocato Previti ha corrotto il magistrato Renato Squillante? O dal caso Dell´Utri: per chi ha lavorato Marcello Dell´Utri in tutti gli anni in cui ha intrattenuto rapporti con esponenti importanti della mafia? Si potrebbe andare avanti per molti paragrafi.
Ma ovviamente, la risposta è più complessa. Una delle più grandi prestazioni di Berlusconi (se le possiamo chiamare cosi) è di aver sistematicamente smantellato Mani Pulite. Per ogni guaio giudiziario del Cavaliere e della Mediaset, partiva un attacco feroce contro i giudici. Venivano fatte sistematicamente delle accuse gravissime – che andavano dalla corruzione all´assassinio, contro Di Pietro, Borrelli, Caselli, contro altri magistrati di punta come Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo. E poi i vari casi Mitrokhin e Telekom con le accuse di megatangenti a Romano Prodi e Piero Fassino. Il fatto che queste accuse siano tutte crollate non importa. Creava l´apparenza, falsa, di un´equivalenza morale. Così fan tutti.
La raffica di accuse e contro-accuse crea una tale confusione che l´elettore medio ha deciso di non tenere conto delle questioni giudiziarie e morali. La retorica antipolitica di Berlusconi ha aggravato il già diffuso cinismo degli italiani da cui trae beneficio politico. Con abilità brillante, riesce a governare il paese per anni in una fase di netto declino ma riesce a presentarsi come l´uomo dell´opposizione alla politica. Peggio va, meglio è per lui, un sistema perfetto – per ora.
In tutto questo ha un ruolo estremamente pesante il mondo dell´informazione. Appariva in prima pagina e all´inizio dei telegiornali la conferenza stampa in cui Berlusconi ha dichiarato, cimice in mano, di essere stato spiato – il delitto politico più grave dopo il Watergate. Ma la notizia che era tutta una bufala è stata riportata come una notizietta.
Ho suggerito un piccolo esame alla mia collega americana che chiedeva perché il caso Mills non avrebbe inciso nel dibattito italiano: vediamo se il Tg1 o il Tg2 riportano o citano la lettera di David Mills, la pistola fumante del processo. Qualsiasi resoconto del processo avrebbe l´obbligo di spiegare su quale base un tribunale della Repubblica ha condannato qualcuno di un reato molto grave. Se c´è un´informazione libera in Italia i tg menzioneranno almeno l´esistenza della lettera. Ma i due grandi Tg della Rai hanno sepolto la notizia con dei brevi servizi in mezzo al programma e nessuno ha spiegato sulla base di quali prove è stato condannato l´avvocato Mediaset. Ho saputo che il servizio ha rischiato addirittura di non esserci. La sede di Milano della Rai non ha neppure mandato una troupe al tribunale per fare un servizio. Hanno spiegato i dirigenti che senza Berlusconi come imputato non aveva nessuna importanza nazionale, aggiungendo figuriamoci dopo i risultati in Sardegna. Solo dopo la protesta dei giornalisti e il loro sindacato – e per evitare uno scandalo – si è fatto qualcosa, ma a quell´ora la Rai ha dovuto comprare il filmato da una troupe privata.
Ormai i giornalisti dei tg sono talmente condizionati che diventa prassi normale tacere su notizie imbarazzanti o sgradevoli. Berlusconi ha detto un giorno a Marcello Dell´Utri: “Non capisci che se qualcosa non passa in televisione non esiste? E questo vale per i prodotti, i politici e le idee.” E´ anche per questo che in Italia il caso Mills non esiste o quasi.

 

La vera storia delle cose Febbraio 19, 2009

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 5:46 pm

Noi italiani siamo un popolo strano.

Abbiamo un Presidente del Consiglio che è stato indirettamente condannato per corruzione (il lodo Alfano gli ha permesso di ottenere l’immunità) e di queste notizie non si parla in questi giorni se non in alcuni giornali che sono definiti “nemici” da parte del premier.

In un paese normale Berlusconi avrebbe dovuto dimettersi. Da noi, nò.

Allora, per dovere di cronaca e perchè la sera quando guardo i miei figli vorrei che loro sapessero che viviamo in un paese ancora normale, dove la parola giustizia ha un significato, dove esiste ancora (?) una questione morale, pubblico le informazioni relative al processo Mills.

Il primo documento è il testo integrale della lettera dell’avvocato inglese a Bob Drennan, che descrive una delle tangenti ricevute.  Questo comprova che non c’è stata l’accanimento dei giudici contro il cavaliere, ma semplicemente una confessione spontanea del corrotto e l’invio delle informazioni dai giudici del Regno Unito ai giudici Italiani.

Caro Bob, in breve, i fatti rilevanti sono questi. Nel 1996 mi ritrovai con un dividendo proveniente dalle società del signor B. di circa 1,5 milioni di sterline, al netto di tutte le imposte e le tasse. Era stata una mia iniziativa personale: avevo corso il rischio e tenuto fuori tutti i miei soci. Saggiamente o meno, informai i miei soci di quello che avevo fatto e, dal momento che c’era stato un guadagno inatteso, proposi di dare ad ognuno di loro (credo) circa 50.000 o 100.000 sterline , cosa che pensavo fosse un gesto piuttosto generoso. Il che dimostra quanto ci si possa sbagliare, dal momento che loro insistettero per trattare la transazione come un profitto della società. Per evitare controversie (ci eravamo appena fusi con la Withers) accettai di versare il denaro in un deposito nella mia banca fino a quando non fossero stati certi che non sarebbe stato richiesto da terzi. Nel 2000 fu chiaro che nessuno lo avrebbe mai reclamato (cosa che avevo sempre saputo) e il denaro fu tolto dal deposito e versato; tenni poco meno di 500.000 sterline da una somma che allora aveva raggiunto quasi i due milioni. Quindi tutti quei rischi e quei costi per ottenere ben poco. Il costo più grande fu lasciare la Withers. Non mi fu chiesto di andarmene, ma mi sentivo così a disagio, non ultimo per il fatto che i miei soci della Mackenzie Mills avevano ottenuto il massimo dei benefici con il minimo rischio, che davvero non potevo restare. Ho passato il 1998, il 1999 e il 2000 lavorando come libero professionista ed era evidente che i processi stavano procedendo, che ci sarebbero stati avvocati da pagare e che c’era sempre il rischio di venire indagati per qualche motivo – cosa che effettivamente sta per succedere in conseguenza alle ultime indagini delle quali sei al corrente. Rimasi in contatto con la gente di B. e loro erano al corrente della mia situazione. Sapevano in particolare in che modo i miei soci avevano preso la maggior parte dei dividendi, sapevano anche quanto il modo in cui avevo saputo testimoniare (non avevo mentito, ma avevo saputo evitare punti spinosi, per dirla in modo diplomatico) avesse tenuto il signor B fuori dai guai nei quali avrei potuto cacciarlo se avessi detto tutto quello che sapevo. Verso la fine del 1999, mi fu riferito che avrei ricevuto del denaro, che potevo considerare come un prestito a lungo termine o un regalo. Furono messi 600.000 dollari in un fondo speculativo e mi fu riferito che erano lì se ne avessi avuto bisogno. (Il denaro fu versato nel fondo perchè ne avevo discusso in diverse occasioni con la persona legata all’organizzazione di B. ed era un modo indiretto di rendere il denaro disponibile.) Per ovvie ragioni (in quel momento ero ancora un testimone dell’accusa, anche se la mia testimonianza era già stata resa) era necessario fare la cosa con discrezione. E questo era un modo indiretto di farlo. Alla fine del 2000 volevo investire in un altro fondo e la mia banca mi fece un prestito dell’importo di circa 650.000 euro, garantito dalla mia casa, etc… come garanzia. Estinsi il prestito liquidando i 600.000 dollari. Ti allego una copia del conto in dollari. Ho considerato il pagamento come un regalo. Cos’altro poteva essere? Non ero un loro dipendente, non stavo agendo per loro conto, non stavo facendo nulla per loro, avevo già reso la mia testimonianza, ma c’era senz’altro il rischio di futuri costi legali (che di fatto c’erano stati) e di una grande dose di ansia (che senz’altro c’è stata). Tutto questo è andato avanti per più di otto anni fino ad oggi. Il mio contratto [sic, N.d.R. "contatto" o "contratto"?] era consapevole di quanto la mia capacità di guadagnare entrate fosse stata danneggiata e nel 1998 e 1999 ero riuscito ad inviare parcelle dal mio studio ad alcune compagnie, che erano state pagate e avevano aumentato le mie entrate. Ma questa era un’altra cosa. Siccome ero praticamente certo che la mia posizione CGT [Capital Gains Tax, tassa sugli utili di capitale, N.d.R.] fosse comunque negativa, stupidamente non ho dichiarato le mie transazioni. Se qualcuno controllasse (per esempio, da dove vengono i soldi per acquistare le azioni Centurion?) sono ovviamente preoccupato sul da farsi e su come gestire al meglio questa situazione. Ti allego i documenti chiave. Tuo, David Mills

 

Divertimento e logoterapia Febbraio 13, 2009

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 6:34 am

Alcune riflessioni sul divertimento in prospettiva logoterapeutica.

Viktor Emil Frankl, lo psichiatra austriaco considerato il padre della logoterapia, la terza scuola viennese dopo la psicoanalisi freudiana e la psicologia adleriana, affermò una volta che “… ogni epoca ha le sue nevrosi e ogni epoca necessita di una sua psicoterapia”. Parafrasando questa affermazione di Frankl, potremmo dire che ogni epoca ha il suo divertimento, cioè il suo modo di utilizzare il tempo per scopi ricreativi e ogni epoca necessita di un sano atteggiamento verso di esso. Il significato del termine divertimento deriva dal latino “divertere”, che vuol dire “volgere in altra direzione, deviare”, nel senso di “…allontanare e distogliere, liberare la persona dalle preoccupazioni, dagli affanni, dalle fatiche o dalla noia per volgersi verso cose piacevoli e ristoratrici, che rallegrano come gli svaghi o gli hobbies”. Possiamo fare alcune considerazioni generali intorno al divertimento: – Il divertimento è legato alla soggettività umana. Ogni individuo struttura un suo particolare modo di concepire il divertimento. Nel corso della storia umana l’uso ricreativo del tempo, si è andato allargando o restringendo anche in funzione del grado di sviluppo culturale, economico che un certo popolo o una nazione avevano raggiunto. Nel mondo greco e nel mondo latino era dato largo spazio a questa dimensione umana, vi erano dei periodi dell’anno, in occasione del mutare delle stagioni o per le celebrazioni delle divinità, nei quali si festeggiava per giorni interi (come per i riti Dionisiaci, nel mondo greco, in onore di Dioniso, il dio del vino; o per i Baccanali, la festa del Dio Bacco nel mondo romano). – Il divertimento è un atteggiamento che fa distinguere l’uomo dagli altri esseri viventi. Il divertimento inteso come capacità di vivere esperienze che distendono, che servono alle persone per ritrovare forza, serenità, carica per andare avanti, è una capacità espressamente umana che distingue la persona dagli altri esseri viventi. Anche un cane può scodinzolare felice se gli si presenta una scodella con la carne o se gli si fa un trattamento antipulci; ma il cane risponde ad un automatismo sul piano biologico, per cui sta soddisfacendo un suo istinto, che produce come risposta, un rilassamento dello stato di tensione. A differenza dell’animale, nessun istinto dice all’uomo ciò che deve fare. Nell’uomo il divertimento non è solo il frutto della soddisfazione di un bisogno o di un istinto o di una eccitazione sul piano fisico e psicologico. Il divertimento è soprattutto una attività decisa e intenzionalmente ricercata, può essere un valore che viene realizzato in un determinato momento, rientra cioè tra le attività della dimensione libera, creativa dell’uomo; (quella che V. Frankl chiamava la dimensione noetica o spirituale dell’uomo, la dimensione per cui egli può realizzare dei significati nella realtà o nell’eventuale possibile). – Attenzione a non confondere il divertimento con il piacere. Piacere e divertimento non sono la stessa cosa e non è detto che cercare il piacere nel divertimento determini il suo raggiungimento. Per qualsiasi persona, considerare solo il piacere come meta del suo agire, diventa una espressione parziale e ridotta rispetto alla sua complessità. Il piacere è parte integrante del divertimento, ma non può essere “assolutizzato”, cioè ricercato e vissuto unicamente in sé. Si rischia di vivere una condizione non piacevole, che Frankl ha definito una “frustrazione esistenziale”. La persona che è tutta concentrata in una ottica di raggiungimento del piacere, rischia di aumentare la sua frustrazione e a lungo andare si trova chiusa in una situazione egocentrica dove non c’è spazio che per il proprio io. Dunque, riflettiamo prima di lanciarci nel divertimento: impariamo a viverlo come una dimensione che ci libera dall’affanno quotidiano, che ci regala dei momenti belli in cui siamo a contatto con noi stessi e con gli altri, che ci permette di crescere interiormente. Buon Divertimento!