Pubblico i contenuti di un incontro avuto con un gruppo di coppie che si stanno preparando a vivere il sacramento del matrimonio.
L’incontro è avvenuto mercoledì 3 giugno 2009 presso la Parrocchia di San Giovanni Battista di Jesi.
Buona riflessione
Introduzione paradossale (per chi vuole capire)
Diceva un formatore ad un gruppo di fidanzati che partecipavano ad un corso di preparazione al matrimonio: “Volete essere felici? Allora non sposatevi. Volete farvi felici? Allora sposatevi.”
Già a partire da questa affermazione possiamo capire che ci sono vari modi di affrontare il matrimonio e vari modi di riflettere sul significato che attribuiamo all’amore. Parlare di amore vuol dire parlare di una manifestazione fondamentale dell’essere umano, la principale motivazione verso il mondo e le esperienze.
L’amore è un atto di autotrascendenza da sè stessi. Per comprendere tale definizione occorre spiegare cosa è l’autotrascendenza.
Autotrascendenza e autodistanziamento
diceva Tiziano Terzani nel suo bel libro Un ultimo giro di giostra “Riuscire a guardarsi con gli occhi di un sé fuori da sé, serve sempre. Ed è un esercizio che si può imparare”.
L’autodistanziamento è una specifica capacità umana che permette alle persone di vedersi e riuscire a valutare i propri atteggiamenti.
Viktor Frankl, il fondatore della Logoterapia ed analisi esistenziale affermava che “distanziarsi anche dai peggiori condizionamenti è una capacità specificamente umana”.
Diverso dall’autodistanziamento è l’autotrascendenza. Essa è la principale finalità umana. Orientarsi al di là di se stessi, mediante significati da realizzare, persone da amare, compiti da svolgere, cause da servire, dimenticandosi di sè, del proprio io.
L’amore autentico è il principale atto di autotrascendenza della persona. E’ un atto co-esistenziale (due esistenze si incontrano).
Vari tipi di amore
Le persone sviluppano l’atteggiamento di amore autentico, nel corso della propria esistenza, ma non è detto che tutti riescano a raggiungerlo.
Esiste un cammino che porta le persone verso tale atteggiamento.
Il primo amore che si sviluppa è quello dell’amore fisico: amo la persona perchè rintraccio in lui/lei aspetti fisici che mi piacciono.
Esiste poi l’amore erotico: amo la persona perchè presenta caratteristiche psichiche che me la fanno apparire importante (la dolcezza, aspetti del carattere, stessi interessi…).
A questi due livelli di amore esiste un principio di sostituibilità dell’oggetto amato. La persona può nel corso della propria vita rintracciare persone che possiedono aspetti fisici o erotici che gli/le fanno dimenticare il partner, sostituendolo con qualcun altro.
La caratteristica dell’amore autentico invece è la sua non sostituibilità. Nell’amore autentico amo l’altro/a perchè è lui/lei, nella sua essenza di essere spiritualmente libero.
A questo livello l’amore autentico viene deciso, è duque una decisione di coscienza. E’ la libera scelta di realizzarsi nel rapporto con il partner, nel tu. Una bella definizione di amore autentico è appunto quella di Frankl che afferma “nell’amore autentico, un Io si realizza nel Tu”.
Da questo punto di vista si comprende quanto distante sia questo significato dell’amore da quello che molte coppie hanno e che condiziona le loro relazioni affettive. Molto spesso si tende a pensare all’amore in termini di passione, istinto, pulsione, sessualità: certamente nell’amore ci deve essere tutto questo, ma non si può prescindere dal concepire l’essenza dell’amore autentico nella capacità autotrascendente di donazione/abbandono verso l’altro.
Il significato dell’amore è unico. Il significato dell’essere sta nell’amore. L’uomo raggiunge dei significati se ama, se supera se stesso, orientandosi fuori di sè, verso la persona da amare.
Alcune problematiche dell’amore di coppia
Da questo punto di vista vediamo due aspetti problematici dell’amore secondo una visione molto comune di oggi.
L’innamoramento è un’impedimento sulla via dell’amore autentico. Questa affermazione è riferita al fatto che, se ci si ferma all’aspetto del colpo di fulmine, del sentire la passione, il rischio è che ci si concentri più su se stessi che sull’altro, sul soggetto d’amare.
Così anche la sessualizzazione del rapporto, l’eccessiva concentrazione sugli aspetti genitali e sessuali, può determinare ansia da prestazione, problematiche di iperriflessione. L’assolutizzazione della sessualità genera problematicità.
Come un giovane arriva ad amare? All’inizio esiste una “naturale” sessualizzazione della personalità. Ci si concentra sugli aspetti emotivi, della passione, dell’istintività. Ma il cammino di esperienza dovrebbe condurre gli adolescenti ad integrare la sessualità nella personalità.
Nel campo delle crisi di coppia è bene orientare le persone verso scelte che contemplano atteggiamenti di donazione/abbandono e non atteggiamenti di amore fisico-erotico che concentrano le persone nella produzione di una prestazione, generando ansia da prestazione.
I peggiori pericoli nel rapporto di coppia sono legati al fatto che l’amore può cambiare direzione o che l’amore si spegne. Una sana prevenzione delle crisi di coppia pertanto è legata alla capacità di arrivare a vivere atteggiamenti di amore autentico.
La felicità bramata
Ora torniamo al tema della felicità in rapporto alle decisioni della coppia. Il filosofo tedesco Wittgenstein affermava che la felicità è una porta che si apre solo verso l’esterno, non verso se stessi. Chi tende a voler essere felice e cerca di afferrarla la scaccia via.
Ma chi vuole afferrarla? Certamente chi ne ha più bisogno è la persona infelice; l’infelice brama la felicità, e bramandola, la scaccia.
Nell’ambito della vita di coppia, vi sono diverse varianti:
1) la persona insicura, inibita, si appoggerà ad una persona forte, si sosterrà a qualcuno che lo comandi e lo protegga. La fidata protezione che l’altro gli donerà è la sua vera e bramata felicità.
2) il poco amato, il poco considerato, recupererà tramite il partner ciò che non ha mai avuto. Finalmente qualcuno si occuperà di lui/lei, avrà delle attenzioni. Le attenzioni che riceverà sono la sua vera e bramata felicità.
3) chi è affetto da complessi di inferiorità ha sempre bisogno di una conferma della sua forza. Vuole lodi e riconoscimenti da parte del partner.
Tutti e tre questi individui mettono sotto pressione il partner perchè vogliono raggiungere la felicità. Ma il partner non è una macchina per raggiungere obiettivi o soddisfare desideri, non è il mezzo per lo scopo, è una persona con il suo percorso di vita.
A volte succede che il partner all’inizio è disposto a porgere la felicità bramata, ma con il tempo ciò diventa sgradito. Ad un certo punto vuole tornare ad essere se stesso, senza dover produrre protezione, attenzione, riconoscimento a getto continuo. Sente la pressione, la pretesa.
Allora la speranza volge in delusione, l’amore in collera, il legame in separazione.
Consigli per una vita di coppia “serenamente inquieta”.
1) non dare mai nulla per scontato. Nel rapporto è fondamentale confrontarsi continuamente, accettare sempre il dialogo e apprendere l’ascolto attivo che vuol dire “fare spazio all’altro dentro di sé”.
2) evitare l’ottica della pretesa. Se c’è un aspetto fondamentale nella relazione con il partner è questo. Se voglio cambiare l’altro non ho capito nulla della relazione interpersonale di coppia. L’altro cambia quando sente dentro di sè che vi sono degli aspetti che devono essere modificati, non cambia “a comando”. L’effetto che ottengo se voglio cambiare gli aspetti personali che non mi piacciono del partner otterrò l’effetto contrario, la difesa e la chiusura personale.
3) imparare a chiedere per sè. Non è una contraddizione con ciò che affermiamo nella realizzazione dell’amore autentico. Infatti non parlo di egoismo, ma di contatto pieno e profondo con le nostre parti interiori (il sé, non l’io), devo sapere cosa voglio, cosa mi chiede la mia coscienza, cosa mi dicono i miei valori.
4) verbalizzare i sentimenti. Nel tempo della analfabetizzazione dei sentimenti ritornare alla loro manifestazione vuol dire recuperare il nostro essere interiore più autentico e la relazione con il partner ne uscirà rafforzata.
5) parlare, comunicare evitando il vittimismo e l’aggressività. Abbiamo la parola, la nostra forza sta nell’utilizzarla, parlare vuol dire comunicare evitando il vittimismo (che fà sentire in colpa l’altro) o l’aggressività (che chiude ogni forma di comunicazione).
Sono atteggiamenti che permettono di vivere la relazione affrontando l’eventuale stanchezza, l’inevitabile irritazione di alcuni momenti, ma determineranno un sano coinvolgimento. Ciò farà sentire meno la fatica, aumentando il legame, impedendo la rottura sia come crisi sia come separazione.
Conclusioni
Ritorniamo al significato dell’amore autentico, la ricerca della donazione di sè all’altro.
La dr.ssa Lukas, una delle principali allieve del prof. Frankl, al quale sono debitore di molte delle idee esposte nel corso della serata, che possono essere trovate nel testo “La saggezza come medicina” ed. Gribaudi, Milano 2004, pp.122-125, soleva raccontare questa storiella per far comprendere il significato dell’amore autentico : “in un concorso radiofonico era stata posta questa domanda agli ascoltatori: qual’è la frase più bella che una donna possa sentirsi dire? Dopo parecchio traffico radiofonico, vinse il primo premio una signorina. La frase più bella che una donna possa sentirsi dire è di suo marito che le dice, alle tre del mattino, quando il bambino si mette a piangere “Non muoverti, vado io!”.