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Paolo Pirani Giugno 29, 2009

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 7:35 am

“La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società, è il dubbio che essere onesti sia inutile”. (C. Alvaro)

Onestà ed auto-ironia: mi piace ricordare queste doti di zio Paolo.

Conservo vari ricordi nei quali tali valori creativi e disposizioni dell’animo si sono evidenziate, facendo in tal modo risaltare altri atteggiamenti intimi dell’uomo: la lealtà e la trasparenza, la sincerità disarmante, senza ipocrisie, caratteristiche che, mescolate ad un’ inguaribile auto-ironia ed umorismo, gli conferivano il rispetto dell’interlocutore, sia fosse un semplice conoscente, sia un personaggio importante. Zio Paolo arrivava al cuore del suo interlocutore, non conosceva barriere, tutti gli manifestavano apertura per questa sua capacità di entrare in relazione autentica.

L’atteggiamento ironico ha permesso a zio Paolo di affrontare gli eventi con il sorriso, trasformando anche le situazioni più nere, in occasioni di crescita e di condivisione con quanti gli erano vicini.

In tempi da “basso impero”, come quelli in cui stiamo vivendo, il ricordo della sua onestà morale ed intellettuale e della sua auto-ironia, rappresentano l’eredità spirituale di zio Paolo, il vanto di averlo conosciuto, l’orgoglio e la fierezza di far parte della famiglia Pirani.

Ieri sera, molta gente che lo ha conosciuto, si è stretta intorno alla famiglia per partecipare alla cerimonia di intitolazione, alla sua memoria,  del campo sportivo Boario nel quartiere San Giuseppe.

E’ stata apposta una targa su un grande masso vicino al campo.

Vi è scritto: ” Campo di calcio Paolo Pirani (1943 – 2005) Uomo che ha saputo vivere e realizzare nel corso della sua vita, con passione autentica, i valori sportivi della lealtà e del sacrificio, del rispetto e della sincerità, dell’onestà e della schiettezza. Punto di riferimento per il succedersi di giovani generazioni. La città di Jesi”.

Mentre la folla ascoltava i vari interventi, un nutrito gruppo di ragazzini di tutte le etnie che vivono nel quartiere San Giuseppe, incuranti di quello che stava avvenendo, continuavano a giocare, tirando calci al pallone nel campetto adiacente.

Mi è venuto spontaneo pensare che, mentre una vita si era consumata, dedicando energia all’educazione sportiva di tanti giovani, spegnendosi prematuramente sulle crode che tanto amiamo, altre vite proseguono il cammino misterioso ed incerto dell’esistenza, forti d’ora in avanti, di una testimonianza in più, che potranno leggere ogni volta che passeranno in quel punto, nell’angolo tra Via Granita e Via San Giuseppe, fissata per sempre su un pezzo di roccia calcare delle nostre montagne.

 

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