Ferragosto ha regalato, in maniera inaspettata, alla mia e ad alcune famiglie di amici, un momento magico.
Da diversi anni, il giorno dell’Assunta si svolgeva tra riti abusati ai quali ci sottoponevamo sempre più demotivati: mare - ristorante – mare.
Quest’anno abbiamo deciso di ritornare a trascorrere l’intera giornata in campagna, nel “buen retiro” della famiglia Pirani.
La casa colonica della famiglia Pirani, trasformata in abitazione negli anni ‘80, era stata acquistata da mio nonno materno per portare la famiglia al sicuro, fuori dalla città, durante i mesi terribili della II guerra mondiale, quando i tedeschi erano in ritirata.
Ironia della sorte, la villa adiacente la casa colonica di mio nonno, era stata requisita dai tedeschi e vi alloggiavano i militari della Gestapo.
I nonni e gli zii, nel passato mi avevano raccontato questa storia, affermando che non vi furono mai episodi di violenza contro la famiglia (mio nonno aveva 12 figli piccoli).
Non ci furono contatti diretti con i militari tedeschi, solo gli adulti si intrattennero a volte con un soldato di nome Hans, messo a sorvegliare il passaggio che conduceva dalla casa colonica alla villa.
Soldato ricordato per la sua umanità, padre di famiglia in guerra, con il pensiero rivolto ai figli e alla moglie lontani.
I racconti delle vicende legate alla casa, si sono succeduti nel corso del tempo, ma ora sono quasi del tutto dimenticati. Nessuno infatti ne parla o li racconta più.
La sera di ferragosto invece, le storie di questo luogo, i personaggi che vissero o passarono di lì, hanno ripreso vita attraverso la narrazione di alcuni testimoni di quel passato.
E’ stato un momento magico: dopo cena, trovarsi insieme grandi e piccoli, in cerchio sull’aia davanti casa, per ascoltare i racconti di chi c’era.
Questa esperienza mi ha fatto riflettere sul significato del racconto e della trasmissione orale tipica del mondo contadino.
La mia è la generazione cresciuta a nutella e televisione, non ho avuto la fortuna delle serate attorno al fuoco, ad ascoltare i racconti degli anziani, le serate tipiche delle famiglie patriarcali. un mondo immutabile, che invece è profondamente cambiato negli anni ’60 del secolo scorso.
La sera di ferragosto il fuoco, data la stagione, non c’era; ma le storie raccontate erano quelle di allora, testimonianze dirette ed autentiche, con tanto di morale finale ad uso degli ascoltatori.
Ciò che è rimasto di un mondo contadino che trasmetteva conoscenze attraverso la narrazione, il caldo della narrazione, oggi quasi del tutto scomparsa.
Il momento è stato intenso, i ricordi sono riemersi come per incanto, attraverso le parole dei nonni, lasciando sia ai grandi sia ai piccini, un misto di serenità e di inquietudine. Ognuno si è portato a casa qualcosa da quest’incontro.
Wim Wenders, nel film ”Il cielo sopra Berlino” crea un’immagine molto bella ambientandola nella biblioteca della metropoli tedesca. Un vecchio si intrattiene con un bambino raccontandogli delle storie.
L’immagine svela una grande verità: il potere della parola nella trasmissione delle informazioni, anche nella civiltà della comunicazione rimane intatto. Niente o nessuno potrà mai sostituire il senso di un racconto che si trasmette tra vecchio e giovane, tra nonno e nipote, tra adulto e bambino.
Da duemila anni la trasmissione è stata espressamente orale.
Solo la nostra generazione presume di poterne fare a meno.