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Il decalogo per il bravo studente Ottobre 22, 2009

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 12:09 pm

Mi è apparso tra le mani mentre cercavo altri documenti in cantina: vecchi appunti dell’università. Lo pubblico, magari serve a qualcuno.

Il decalogo del bravo studente.

 

Per studiare bene occorre fissarsi in mente queste 10 regole che rappresentano il DECALOGO DEL BRAVO STUDENTE. Se seguirete queste indicazioni creerete le condizioni per apprendere e ricordare, dando il meglio di voi stessi, raggiungendo il vostro obiettivo.

 

 

1)       Rilassatevi. Non è detto che occorre mettersi a studiare con il tormento. Anzi è proprio il contrario: l’ansia crea stress, che a sua volta impedisce l’apprendimento e il ricordo. Occorre dunque sforzarsi di trattenere l’ansia o di trasformarla in prestazione, poiché essa permette un miglior apprendimento e una migliore memoria. Un metodo è quello di alternare alle pause di studio pause per rinforzare la concentrazione evitando lo stress (utile il ricorso a training autogeno o altre attività che appassionano). Le pause dovrebbero essere brevi, ma costanti (tipo 10 min. ogni ¾ d’ora).

2)       Leggete con attenzione. La motivazione alla lettura, l’interesse verso ciò che si studia migliora la capacità di trattenere le nozioni nel tempo. E’ utile pertanto dirsi che ci sono dei motivi validi per i quali vale la pena sobbarcarsi la fatica dello studio. Metterseli davanti, anche utilizzando strategie, tipo un oggetto che ci raffigura il motivo per cui affrontiamo lo studio. Sul testo che leggiamo è utile fermarsi e porsi ogni tanto delle domande, cercando di formulare associazioni con vecchie e nuove informazioni.

3)       Prendete appunti. Se li avete già presi nel corso della lezione a scuola tanto meglio. Iniziate da quelli, altrimenti prendeteli direttamente sul testo che state leggendo. Prendere appunti serve perché così si inizia a fissare i concetti, a capirli e a comprenderli. Un modo può essere quello di evidenziare le parole chiave, che sintetizzano e riassumono un concetto. Occorre scriverli su un foglio oppure direttamente sottolineare o riassumere un concetto ai bordi del libro.

4)       Sapete staccare la spina? Studiare per molte ore senza sosta costa una gran fatica e riduce le prestazioni. Esiste il fenomeno della saturazione dell’apprendimento, dopo un certo numero di ore non è possibile apprendere ulteriormente. Dunque come già detto alla regola 1 non vi sentite in colpa a staccare la spina ogni ¾ d’ora, con un po’ di pausa. Se fate qualche attività interessante la concentrazione è solo spostata, cosicché potete ripartire senza cali eccessivi di energia psichica. C’è da considerare anche il fatto che se non staccate mai, aumentate l’interferenza tra le informazioni generando confusione anche dove ci si sente maggiormente preparati.

5)       Il luogo fisico dove studiate è fondamentale. Studiare in un ambiente illuminato e tranquillo, senza interferenze facilita la concentrazione. Un eccessivo sforzo visivo in un ambiente oscuro o uno sforzo uditivo in un ambiente rumoroso, disturbano la concentrazione e favoriscono le amnesie.

6)        Scegliete bene le ore in cui studiare. Studiare di notte o di sera tardi è pressoché inutile. Richiedere uno sforzo eccessivo alla vostra concentrazione non vi fa guadagnare tempo o aumentare la qualità dell’apprendimento. Recuperare il tempo a volte significa accumulare dei ritardi, pensateci.

7)       Ripassate al mattino. Questo sì che si può fare se non siete dormiglioni e vi svegliate presto. A mente fresca, è più produttivo rinfrescare la memoria. Attenzione, non si tratta di studiare, come avrete capito, ma di ripassare. Cercare di ricordare quello che avete appreso, compreso e ripetuto la sera precedente. Secondo la cronobiologia, la disciplina che studia i ritmi del corpo e della mente, la memoria a breve termine, raggiunge il suo apice nella prima mattinata, determinando un effetto positivo sul ricordo degli argomenti ripassati. Serve per eventuali interrogazioni programmate.

8)       Dovete studiare il pomeriggio. Quella è l’ora migliore. Il primo pomeriggio è concordemente valutato da tutti gli studi in materia di studi, come il miglior momento per l’apprendimento e l’acquisizione di nuove informazioni. Anche se più faticoso, perché siete già dopo la metà della giornata, l’apprendimento e soprattutto la memorizzazione (la seconda parte dello studio, la prima è capire, la seconda appunto ricordare) è facilitata dalla prossima elaborazione notturna. Anche se non ci pensate mai, la mente elabora le informazioni anche nel corso del sonno.

9)       Dormire bene. Si studia meglio se si dorme bene per circa 8 ore. L’ora migliore per addormentarsi è la mezzanotte, anche se bisogna distinguere soggetti allodole (che rendono la mattina) e soggetti gufi (tipici “animali notturni” che rendono meglio la sera).

10)    Ripetete ad alta voce. Riassumete e ripetete il più possibile quello che avete compreso. La memoria verbale è la più comune tra le persone. Però alcuni hanno la memoria scritta, devono cioè fissare le informazioni apprese mediante la scrittura. E’ importante che voi capiate a quale categoria appartenete e vi sforziate di utilizzare la memoria conseguente. L’importante (lo ripetiamo per l’ennesima ed ultima volta) è che la memorizzazione avvenga dopo la fase della comprensione, per evitare il classico meccanismo dell’apprendimento a memoria, che non serve a nulla, vi fa dimenticare immediatamente quello che avete con fatica cercato di apprendere.

I compiti non sono per domani, ricordate, sono sempre per oggi!

Buono studio

 

Resistere e reagire all’indifendibile Ottobre 16, 2009

Archiviato in: 1 — pensoacolori @ 2:27 pm

E’ un momento difficile per le sorti della nostra democrazia. In questi giorni sto riflettendo molto sulla situazione italiana, grazie ad interessanti articoli che compaiono su alcuni quotidiani. Dispiace dire che oggi ci troviamo schierati, a resistere e a reagire contro un potere che non tollera opposizione, che vuole essere al di sopra della legge e tenta il colpo finale. Non so quanto gli italiani si stiano rendendo conto di ciò che sta realmente avvenendo. Il clima di odio tra opposte fazioni sta crescendo sempre più, ma ritengo anche questa sia una strategia che tende ad alimentare il conflitto per legittimarsi e legittimare azioni e comportamenti non altrimenti difendibili.

Chi ha voglia di entrare maggiormente nel dettaglio dei problemi del nostro paese, legga questo articolo scritto da Bruno Tinti, apparso sul Il Fatto Quotidiano del 9 ottobre. Esso costituisce il primo di tre articoli (assieme a quello di Ilvo Diamanti comparso sul quotidiano La Repubblica l’11 ottobre e quello di Barbara Spinelli uscito sul Fatto Quotidiano di oggi, che pubblicherò i prossimi giorni) che impostano in maniera efficace le questioni attuali sullo scontro in atto tra istituzioni del paese.

Un’ultima cosa: mi onoro, lo affermo pubblicamente e vorrei urlarlo all’universo mondo,  di appartenere (sembra, perchè le cifre sono ballerine!) a quel 32,3% di italiani che non hanno nessuna fiducia di Silvio Berlusconi e attendono che si dimetta perchè non è degno di ricoprire il ruolo che attualmente ricopre.

Come siamo arrivati fin qui. Di Bruno Tinti

Mi chiedo: com’è possibile che di certe cose si discuta? Com’è stato possibile che, per secoli, milioni di persone siano state convinte che gli ebrei non potessero godere dei diritti più elementari; e che, periodicamente fosse ritenuto giusto che essi perdessero il diritto alla vita? Com’è stato possibile che, per secoli, milioni di persone siano state convinte che era giusto per conti, baroni e principi, avere il diritto di violentare le donne loro suddite quando queste si sposavano (si chiamava “jus primae noctis”)? Com’è stato possibile che, per secoli, milioni di persone siano state convinte che i “negri” fossero una razza inferiore? Com’è stato possibile che, per secoli, milioni di persone siano state convinte che le donne non erano neppure esseri umani dacchè non avevano l’anima; e che in molti Paesi, fosse ritenuto giusto fino a pochi anni fa che esse non potessero votare? Oggi queste cose, e altre ancora, ci sembrano assurde e improponibile ogni discussione sul punto. Eppure filosofi, scienziati, giuristi, per non parlare dei tanti uomini comuni che hanno ucciso, soggiogato, violentato nel nome di queste convinzioni, hanno sostenuto queste assurdità, impegnando la loro forza, la loro intelligenza e, quando era il caso, la loro cultura e la loro scienza. Ed erano le stesse persone che educavano i loro figli nel rispetto dei principi religiosi; erano le stesse persone che facevano elemosine, assistevano i malati, svolgevano anche ad alto livello professioni impegnative. Eppure… Oggi, nel nostro Paese, siamo arrivati a discutere seriamente della non applicabilità delle legge penale al presidente del Consiglio, cioè ad un cittadino cui è affidato un pubblico servizio, probabilmente il più importante che ci sia in un paese democratico. Siamo arrivati a teorizzare che è giusto che questo cittadino possa corrompere giudici, falsificare bilanci, commettere frodi fiscali, e che però non possa essere processato. Siamo arrivati a teorizzare che, anche se questo cittadino venisse sorpreso subito dopo aver ucciso la moglie, ancora con il coltello sanguinante in mano; oppure se 50 persone lo vedessero mentre prende a calci un cane, lasciandolo agonizzante sull’asfalto; ebbene sarebbe giusto non processarlo. Perchè, si dice, egli è stato eletto dal popolo: e la volontà popolare deve essere rispettata prima di tutto, perfino prima della possibilità di irrogare le giuste sanzioni per crimini eventualmente commessi; perfino prima del principio di uguaglianza tra i cittadini che è il cardine degli ordinamenti democratici nei Paesi moderni. Ma potrebbe la volontà popolare portare un assassino al potere? E, se così avvenisse, sarebbe giusto che l’ordinamento giuridico non apprestasse rimedi per una simile assurdità? E mi accorgo che anche io sto cadendo nella trappola, che discuto e mi sforzo di portare argomenti per confutare l’indifendibile, per dimostrare un’assurdità che è evidente di per sè; un’assurdità che, tra qualche anno (ma quanti, accidenti, quanti?) tutti considereranno con stupore ed indignazione, così come oggi si pensa con stupore e indignazione alla ormai lontana sofferenza legalizzata di ebrei, “negri” e donne. Perchè la domanda non è, non deve essere: “Questo Lodo Alfano è giusto o no?” La domanda deve essere: “Ma come siamo arrivati a tanto? Dove abbiamo sbagliato?”