La Logoterapia

 Pubblico un articolo per far conoscere la logoterapia di Viktor Emil Frankl.

 

Riassunto: Logoterapia letteralmente vuol dire terapia del significato della vita (logos= senso,significato).

E’ il termine coniato da Viktor Emil Frankl per designare la teoria psicologica ed esistenziale da lui elaborata: approccio terapeutico centrato sul significato, sostiene che la ricerca di significato è un aspetto primario del nostro essere.

la Logoterapia è stata definita la terza scuola viennese di psicoterapia, cronologicamente successiva alla psicanalisi di S. Freud e alla psicologia individuale di A. Adler.

Rispetto a queste due scuole, che puntano ad attingere alle profondità inconsce presenti nell’uomo, la Logoterapia tenta di cogliere anche le “altezze”  e i significati che attendono di essere realizzati nella vita delle persone.

Frankl afferma che ogni realtà ha un senso, e la vita non cessa mai di avere un significato.

Nella visione logoterapeutica ogni uomo è unico e irripetibile, ha dei compiti significativi che devono essere scoperti, e ai quali egli è chiamato a rispondere.

Aiutare la persona a scoprire il proprio senso della vita, a divenire conscia della sua dignità e della sua libertà, ad accettare le sue responsabilità, a trovare ed attualizzare i valori creativi, esperienziali e di atteggiamento, che rappresentano la distinzione dei valori coniata da Frankl: questo è lo scopo della logoterapia. La Logoterapia come approccio esistenziale è positivo ed ottimistico perché cerca di potenziare le risorse dell’uomo, l’approccio logoterapeutico può aiutare non solo nella terapia, ma anche nell’igiene mentale e nel lavoro di prevenzione, nel lavoro formativo con i volontari, aprendo l’uomo verso nuove prospettive esistenziali e verso nuovi orizzonti di vita.

 

 

La vita di V. E. Frankl.

Nacque a Vienna nel 1905. Dopo aver studiato medicina frequentò la clinica psichiatrica di Vienna conseguendo la specializzazione in Psichiatria.

Durante la seconda guerra mondiale, fu deportato in vari campi di concentramento. L’esperienza dei campi fu importante perché, nonostante la tragicità delle condizioni di vita, riuscì a trasformare quell’evento in un’applicazione pratica del suo metodo terapeutico, precedentemente impostato.

Nell’esperienza dei lager morirono i genitori, un fratello e la giovane moglie.

Fu liberato nel 1945 e raccontò le sue esperienze nel testo che rappresenta in parte il fondamento della Logoterapia: “Uno psicologo nel lager”.

Frankl ha scritto 29 libri, ha tenuto conferenze nelle più importanti università europee ed americane, ha legato il proprio nome a questo orientamento della psicologia moderna, definito da lui stesso logoterapia o analisi esistenziale.

Il merito di aver introdotto il pensiero di Frankl in Italia, sia come teoria sia come pratica spetta a Tullio Bazzi che, nel 1949, pubblicò un contributo alla conoscenza della Logoterapia nel libro “Le psiconevrosi”.

Nel 1953 furono pubblicati i testi fondamentali: “Logoterapia ed analisi esistenziale” e “Psicoterapia nella pratica medica”.

Quelli dal ’53 al ’62 sono anni nei quali non compaiono testi o traduzioni in italiano di studi sulla Logoterapia. Nel 1962 esce “Teoria e terapia delle Nevrosi” e solo nel 1967 si ha la traduzione italiana di “Uno psicologo nel lager”.

 Il risveglio vero, che presentò tutti i caratteri di una scoperta, si ebbe nel 1970, in occasione di una conferenza che Frankl tenne a Roma, presso la sede della residenza universitaria internazionale, sul tema: “psichiatria e volontà di significato”.

Negli anni seguenti si moltiplicarono gli scritti scientifici e divulgativi sulla Logoterapia, relativi alle problematiche esistenziali in prospettiva personale e comunitaria.

Nel 1974 l’editore Rizzoli pubblicò il primo tentativo di sistemazione organica della logoterapia, per opera di E. Fizzotti, investito dallo stesso Frankl come “… l’unico italiano che è stato formato in logoterapia dallo stesso fondatore della Logoterapia”.

Negli anni ’80 furono organizzati presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma alcuni seminari di formazione, con la partecipazione del prof. Frankl, che costituirono un forte impulso per la riscoperta della Logoterapia in Italia.

Frankl è morto nel 1997, all’età di 92 anni.

Una volta ebbe a dire di se stesso:  “…un uomo che ha trovato il significato della sua vita, nell’aiutare le persone a trovare nella loro vita un significato.”

 

Posizione storica della Logoterapia 

La logoterapia si innesta sul solco tracciato dalla psicologia umanistica-esistenziale.

La distinzione tra Logoterapia e la psicologia umanistica (Rogers, Buhler, Maslow, Allport, Moreno, etc) è data dalla diversa valutazione che si ha del concetto di autorealizzazione.

Scrive Fizzotti: “…Questa tendenza di carattere umanistico è stata definita da Frankl come “potenzialismo”, perché rivolta prevalentemente alla realizzazione  delle possibilità e delle potenzialità che sono presenti nell’uomo,[…] e non alle possibilità di significato che sono presenti nel mondo e che attendono di essere realizzate dall’uomo.”

Si può affermare che, mentre per la psicologia umanistica l’autorealizzazione è il fine ultimo nella terapia, nella Logoterapia essa rappresenta un fatto collaterale, una conseguenza che scaturisce dalla autotrascendenza.

L’autotrascendenza è la capacità di uscire da se stessi, di non rimanere centrati su di sé, sull’io , ma di centrarsi su di un  tu; un tu che può essere una persona, un compito, un lavoro da realizzare, la creazione di qualcosa.

Riguarda sempre un elemento significativo esterno alla persona e non egocentrico. L’uomo deve uscire da se stesso, per realizzare se stesso. L’autotrascendenza ha come effetto collaterale appunto l’autorealizzazione, (felicità e piacere).

 

 

Tre pilastri e tridimensionalità dell’essere umano.

La logoterapia si fonda su tre assiomi: 

La libertà della volontà

La volontà di significato

Il significato della vita

 

La libertà della volontà

Si sostiene che la volontà è fondamentalmente libera. Questo è un presupposto che dovrebbe essere ovvio e assodato per tutte le psicoterapie. Se una persona non avesse la libertà di realizzare un qualsiasi cambiamento, nessun intervento avrebbe senso.

Se non si ritenessero le persone capaci di cambiare qualcosa di sé, quindi di apprendere, di migliorare, di smettere di farsi male, nessuna psicoterapia potrebbe funzionare.

L’uomo è un essere che determina se stesso ed è libero.

 

La volontà di significato

Il secondo pilastro, la volontà di significato, sostiene che ogni uomo mira a trovare un senso per la propria vita.

Questi significati esistono già nella realtà ed è compito dell’uomo individuarli. Cambiano nel corso della esistenza; sono legati al momento, alla situazione, alla singola persona.

Numerose ricerche hanno dimostrato che, quando la volontà di significato è frustrata, si verifica quello che viene chiamato “vuoto esistenziale”, vuoto che può essere facilmente riempito da patologie , dipendenze, nevrosi.

Si ritiene che nel 99% dei casi di alcolismo e nel 80% dei casi di tossicodipendenza sia presente un vuoto esistenziale.

 

Il significato della vita

Il terzo assioma sostiene che non esiste una situazione della vita priva di significato. Anche le situazioni della nostra vita che sembrano inspiegabili e negative, apparentemente prive di logica, in realtà mantengono un loro senso.

La vita non è mai priva di significato, e anche nelle situazioni di vita più negativa (sofferenza colpa e morte) possono emergere dei significati.

Quando si sperimenta una di queste esperienze, l’uomo deve ricordare che sono portatrici di un significato. Può darsi che non si riesca immediatamente a trovarlo, che ci voglia del tempo, ma anche il dolore può essere trasformato in una prestazione, se affrontato con il giusto atteggiamento.

I significati esistono a due livelli: il significato del momento (legato al quotidiano, al qui e ora e alla singola persona), e il significato ultimo. Esso si colloca in una dimensione superiore a quella umana, perciò nessuno saprà mai con certezza se avrà realizzato il suo significato ultimo della vita.

Diceva Frankl: ”…il significato è qualcosa da scoprire, ma non da creare, esso non può essere dato, deve essere trovato.”

Con questa affermazione Frankl voleva dire che il significato esiste fuori dall’uomo, è oggettivo e non soggettivo. Nella ricerca del significato, l’uomo è guidato dalla sua coscienza.

A differenza dei valori, un significato perduto non può più essere ritrovato, più colto.

I valori sono di portata generale, il significato è strettamente individuale.

 

I valori

Per Frankl la coscienza e l’orientamento ai valori sono i due elementi che permettono all’uomo di dare significato al momento che egli vive.

Nella concezione frankliana i valori sono “…I sensi unici che gli individui hanno sviluppato nel corso del tempo”. Aiutano la persona a prendere una decisione, confrontandola con la vita quotidiana.

L’uomo si tramanda i valori tramite le tradizioni e tramite le istituzioni.

A differenza dei significati che sono unici e personali, i valori sono componenti universali di significato, essi sono validi per tutti e sono generalizzati. Un’altra differenza tra significato e valori riguarda il fatto che mentre il significato una volta perduto non può essere più recuperato, poiché è legato al momento, alla singola situazione e alla singola persona, un valore può essere sempre recuperato.

Frankl ha elaborato una classificazione dei valori in creativi, d’esperienza e d’atteggiamento:

a)       valori creativi: si realizzano attraverso le attività (lavoro o hobby), sono valori attraverso i quali l’uomo da qualcosa di sé al mondo. Questi valori non dipendono dal tipo di lavoro che è eseguito, ma dalla motivazione che è data nel farlo.

b)       valori d’esperienza: si realizzano prendendo qualcosa dal mondo esterno. (La bellezza della natura, l’arte, la musica ).

c)       valori d’atteggiamento: si realizzano nel corso d’esperienze che vengono definite della “trade tragica” e sono le esperienze di sofferenza, di colpa o di morte. Consistono nel sopportare il destino, cioè quando non è più possibile realizzare valori creativi o d’esperienza c’è sempre la possibilità di vivere il momento presente trasformandolo in una prestazione.

I valori d’atteggiamento sono i più elevati. Consistono in un processo di crescita, che si realizza quando non si può più godere del mondo, ma si può riuscire ad avere il giusto atteggiamento verso qualcosa che si sta compiendo o che si sta facendo. 

 

Tridimensionalità dell’essere umano.

Nella concezione della Logoterapia l’uomo è una “…unità a tre dimensioni che si compenetrano tra loro”.

Si presuppone che egli possegga oltre la dimensione fisica e la dimensione psichica, una terza dimensione, definita spirituale o noetica. (noetico deriva da nous, che in greco significa spirito).

La dimensione fisica è relativa agli aspetti somatici, biologici, genetici.

La dimensione psichica comprende le funzioni psichiche, le doti intellettuali, le emozioni, i desideri e i bisogni, i modelli di comportamento.

La dimensione noetica è unica in ogni singolo uomo e comprende:

  • la volontà e le decisioni autonome di volontà (intenzionalità)
  • la creatività
  • la sensibilità etica (coscienza)
  • la comprensione dei valori
  • la religiosità

Nella dimensione spirituale c’è un atto di elevazione (verso qualcosa, o qualcuno, verso il mondo, c’è la ricerca di un compito da realizzare).

L’elevazione spirituale consiste nel:

1) riconoscere un significato; 2) utilizzare la volontà di significato, per realizzarlo.

Il termine spirituale non va confuso con la dimensione religiosa dell’uomo.

La logoterapia ha avuto parecchie difficoltà a svilupparsi  e la sua validità scientifica è stata contrastata per la dimensione  noetica, che viene confusa e associata alla religiosità.

Per comprendere la specificità della dimensione noetica nell’uomo si può utilizzare un parallelismo: “…un aeroplano non cessa d’essere aereo quando si posa al suolo, ma la sua vera natura d’aeroplano si manifesta solo quando è in volo”. Così parallelamente “…l’uomo non cessa d’essere uomo quando si muove sul piano psicofisico e risponde a bisogni o pulsioni, ma la sua vera natura d’uomo diventa manifesta solo quando s’innalza nella dimensione noetica”.

La componente spirituale dell’uomo è sempre sana, non si ammala mai.

Il lavoro della analisi esistenziale consiste nell’espandere la parte sana rispetto a quella malata.

Più che a concentrarsi sulla malattia o patologia, si tende ad evidenziare i punti di forza e di sanità cercando di potenziarli ed aumentarli.

Si potrebbe obiettare che lo stesso effetto è ottenuto riducendo la parte malata, ma così facendo non si tiene in considerazione che, le persone che sperimentano disagio e malattia, sono già di per sé, concentrate sul problema, sono in uno stato di iperriflessione su ciò che non va della loro vita. Se anche l’attenzione del terapeuta si concentra solamente intorno al problema, verrà alimentata ancora di più l’iperriflessione negativa.

Evidenziare le parti sane della persona, contribuisce anche ad evitare la dipendenza dal terapeuta, perché, se si riconoscono alla persona gli strumenti di forza ed efficacia, essa potrà cavarsela meglio con le proprie forze.

 

 

Bibliografia

 

Logoterapia e analisi esistenziale, V. E. Frankl, a cura di Eugenio Fizzotti, Morcelliana, Brescia, 2001

Teoria e terapia delle nevrosi, V. E. Frankl,a cura di E. Fizzotti, Morcelliana, Brescia, 2001 

Chi ha un perché nella vita…Teoria e pratica della logoterapia, a cura di E. Fizzotti, LAS, Roma,1993

Le radici della logoterapia. Scritti giovanili 1923-1924, V.E. Frankl,a cura di Eugenio Fizzotti, LAS, Roma, 2000

Uno psicologo nei lager,  V. E. Frankl,Prefazioni di G.W. Allport, G.B. Torellò, G. Marcel, ARES, Milano, 2000

Dio nell’inconscio. Psicoterapia e religione, Prefazione di E. Fizzotti, Morcelliana, Brescia, 2000

Homo patiens. Soffrire con dignità, V.E. Frankl,Editoriale di E. Fizzotti, Queriniana, Brescia 1998

Senso e valori per l’esistenza. La risposta della logoterapia, V.E. Frankl, Pref.ne di E. Fizzotti, Città N., Roma, 1998

La vita come compito. Appunti autobiografici, V.E.Frankl, prefazione di E.Fizzotti, SEI Torino,1997

Sulle tracce del senso, percorsi logoterapeutici, E. Fizzotti, LAS,Roma,1998

Dare un senso alla sofferenza, Elisabeth Lukas, Cittadella Editrice, Assisi,1983

Dare un senso alla vita, Elisabeth Lukas, Cittadella Editrice, Assisi,1983

Prevenire le crisi, Elisabeth Lukas, Cittadella Editrice, Assisi,1991

In principio era il senso. Dalla psicoanalisi alla logoterapia, (con F. Kreuzer) Editoriale di E. Fizzotti, Queriniana, Brescia, 1995

Logoterapia per tutti. Guida teorico-pratica per chi cerca il senso della vita, E. Fizzotti, Rubbettino Editore, Catanzaro, 2002

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3 risposte a La Logoterapia

  1. roberta ha detto:

    Ciao,io ci sto provando e gli occhiali adesso hanno solo una lente nera,l’altra è rosa!

  2. Pingback: Il giorno della memoria – 27 gennaio oppure Trotzdem Ja zum Leben sagen – una mansarda in città

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